«Se decado dovrete vergognarvi». Silvio Berlusconi, dopo aver sciorinato le nuove prove che dovrebbero garantirgli la revisione del processo Mediaset, si appella ai senatori di Pd e M5S affinché, pur con la stortura del voto palese, si esprimano secondo coscienza sulla decadenza da senatore. Il leader di Forza Italia parla in una lunga conferenza stampa nella sede del partito in piazza San Lorenzo in Lucina. Berlusconi evita le domande scivolose su Napolitano, torna ad attaccare i magistrati e sciorina sondaggi che danno il centrodestra in vantaggio. «FI è al 21%, Alfano al 3%, come coalizione siamo sopra di 2 punti ma ne servono 5 per vincere perché la sinistra nei seggi è infallibile. Per questo stiamo formando centinaia di migliaia di sentinelle del voto», spiega. C’è molto di personale nelle parole del Cav. Impossibile scindere l’uomo dal politico. Silvio torna così a raccontare che «dal primo agosto a oggi sto vivendo i giorni più brutti della mia vita» e non nasconde che «l’indignazione che provo è maggiorata dal fatto che la condanna comporta la damnatio memoriae della mia storia di uomo di Stato e di imprenditore». Per questo l’ex premier non ha alcuna intenzione di ritirarsi: «Andrò fino in fondo per la revisione del processo e per il ricorso alla Corte Ue dei diritti dell’uomo perché voglio uscire da questo attacco per come sono e cioè come un cittadino esemplare che ha sempre pagato le tasse. Sono costretto a restare in campo nonostante mi fossi ritirato nel 2011». Poi l’attacco a giudici e pm. «La nostra democrazia è dimezzata a causa di una magistratura che è nelle mani di Magistratura democratica - spiega - È un rischio grande per la libertà dei cittadini. C’è una magistratura che può disporre dei nostri beni e dei nostri diritti in maniera incontrollata e irresponsabile e che si vede garantita l’impunità. La magistratura non è più un ordine dello Stato ma un contropotere che va sopra il potere legislativo ed esecutivo». Berlusconi non risponde alla ripetuta domanza se domani, quando il Senato voterà sulla decadenza, sarà in Aula. «Avevo preparato un intervento - si limita a dire - in cui miravo a ciò che è necessario per il nostro Paese, a iniziare dall’urgenza assoluta di una riforma della giustizia». Perché la «magistratura interviene» quando «il popolo da solo non riesce a darsi un governo di sinistra». Non risponde neppure alla domanda se rivoterebbe Napolitano al Quirinale, ma è netto nel ribadire che con il Colle «non solo che non c’è stato alcun patto» sull’agibilità politica, «ma che non si è parlato di alcun salvacondotto né c’è stata contrattazione alcuna». Così come Berlusconi è netto nel dire che non esiste alcuna possibilità di lasciare l’Italia. «Questo è il mio Paese, qui ho famiglia, amici, aziende. Penso di aver dimostrato in tutti questi anni il mio amore per l’Italia», scandisce il Cav. E se Putin gli proponesse di fare l’ambasciatore russo presso la Santa Sede con tanto di passaporto diplomatico? Berlusconi non cerca «scappatoie, è una possibilità che non ho mai considerato perché mi sento italiano fino in fondo e perché desidero che la mia innocenza venga fuori a tuto tondo. Non ho mai né cercato né ricevuto passaporti stranieri». Berlusconi torna poi a chiedere la pacificazione in una lettera scritta ai senatori Pd e M5S. «Dovreste vergognarvi davanti ai vostri figli, ai vostri elettori e agli italiani» se il Senato voterà la decadenza senza aspettare che si pronuncino nuovamente i giudici. «Siamo avversari politici ma non per questo dovrebbe venire meno il rispetto reciproco - scrive il Cav - Con voi senatori Pd abbiamo formato un governo di larghe intese» che «presupponeva un clima più sereno e collaborativo. Così non è stato ma senza un’autentica pacificazione e una reciproca legittimazione l’Italia non conoscerà mai la normale dialettica democratica». Stesso discorso che «vale anche per voi, giovani senatori M5S». Di qui la richiesta a riflettere «davvero nell’intimo della vostra cosicenza» prima di «prendere una decisione che riguarda prima di me la democrazia». L’esortazione è a «valutare le nuove prove» per rinviare il voto. «In caso contrario vi assumereste una grave responsabilità: dare un’immagine dell’Italia dove le divisioni politiche arrivano al punto di eliminare un leader calpestandone i diritti». E allora «riflettete prima di prendere una decisione così grave, non fate prevalere le convenienze politiche sulla vostra coscienza». La permanenza di FI in maggioranza resta comunque appesa a un filo. Lo strappo si consumerà sulla legge di Stabilità. L’analisi del testo a gruppi parlamentari riuniti sarebbe dovuto avvenire oggi, ma è slittato a oggi. «Speriamo finalmente di poterlo conoscere», polemizza il Cav. Nel frattempo Paolo Romani è stato eletto nuovo presidente dei senatori. Annamaria Bernini vice.
Silvio scrive ai senatori «Se decado vergognatevi»
Attacco a Magistratura democratica: un contropotere
