Politica

Berlusconi smonta la sentenza farsa

Il Cav illustra le nuove prove arrivate dagli Usa: raggiro di Brown e Agrama per rubare denaro a Mediaset. Chiesta la revisione del processo a Brescia

Nella mano di Texas Hold’em con la Procura di Milano, il Cavaliere spera nella regina. È un affidavit reso alle autorità statunitensi il 20 novembre scorso, la carta segreta che Silvio Berlusconi gioca a quarantott’ore dal voto sulla decadenza in Parlamento. Si tratta della testimonianza dell’ex amministratore delegato del gruppo di Frank Agrama, Dominika Attleby, che dimostrerebbe l’estraneità dell’ex premier alle manovre fraudolente del rappresentante Paramount in Europa. Indicato nella sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato ad agosto la condanna a 4 anni per frode fiscale a carico di B., come il «socio occulto» di Agrama. La realtà sarebbe tutt’altra, dice Berlusconi in conferenza stampa annunciando, in totale, dodici inedite testimonianze per richiedere alla Corte d’appello di Brescia la revisione del processo. La manager Usa è stata sentita dagli agenti del Fisco americano in tre occasioni (febbraio, aprile e giugno di quest’anno) nell’ambito di una inchiesta per una gigantesca evasione fiscale che riguarderebbe l’Agrama group. Nella sua dichiarazione scritta, la donna non solo ha assicurato che, dalla compravendita di prodotti cinematografici della major statunitense, nessun beneficio finanziario è venuto all’ex presidente del Consiglio italiano, ma ha escluso nella maniera più categoria che possa esserci stato un flusso finanziario occulto tra Berlusconi e Agrama e che, addirittura, i due si conoscessero. Se ci fosse stato, lei lo avrebbe certamente saputo per le funzioni di controllo e gestione degli investimenti che ricopriva nella holding. Lo schema che Berlusconi, attraverso il memoriale della Attleby, illustra per spiegare le triangolazioni e i movimenti di denaro sui conti offshore provenienti dalla commercializzazione dei diritti Paramount ha due protagonisti oltre allo stesso Agrama: il presidente della major a stelle e strisce Gordon Brown e Daniele Lorenzoni, manager Mediaset. L’ex amministratore delegato del gruppo Agrama ha riferito di aver ascoltato diverse conversazioni tra il produttore Usa e Brown e di aver intuito, da queste chiacchierate, che i due avevano creato una società occulta. La stessa che, molto probabilmente, è al centro dell’accertamento fiscale degli 007 del ministero del Tesoro americano. Il meccanismo truffaldino era abbastanza semplice: i diritti Paramount erano ceduti ad Agrama a un costo sensibilmente inferiore a quello poi incassato dall’uomo d’affari in Europa. E questo era possibile perché, negli Usa, Agrama era conosciuto come rappresentante Mediaset per il mercato americano (quindi, un cliente importante a cui potevano ben essere praticati sconti) mentre, in Europa, lui era ufficialmente il broker della major. Un doppio ruolo che nascondeva, in realtà, secondo le parole della Attleby, il vero nocciolo della questione: Brown e Agrama dividevano i proventi dei film, ceduti in Italia e in Svizzera, arricchendosi a dismisura. «A cena li ho ascoltati mentre ridevano dei milioni di dollari che stavano accumulando con questo sistema», ha scritto nero su bianco la manager. Il ruolo di Lorenzoni sarebbe stato quello di accettare i prezzi gonfiati scaricando il maggior costo sulle casse della società italiana. Insomma, un ribaltamento non solo delle accuse ma dell’intera ricostruzione giudiziaria che, se fosse confermata con l’ok della Corte d’appello di Brescia alla revisione del processo, vedrebbe Silvio Berlusconi passare dal ruolo di «ideatore del sistema illecito» e «dominus occulto» (secondo le motivazioni della Corte di Cassazione) a vittima di un raggiro transoceanico. D’altronde, le indagini hanno accertato che Agrama avrebbe pagato anche tangenti ad alcuni manager Mediaset pari a circa il dieci per cento del volume di vendita. Una cifra che sfiora i cinque milioni di euro. E altre bustarelle sarebbero state allungate a funzionari degli uffici amministrativi per velocizzare la liquidazione delle fatture al gruppo del produttore Usa. Difficile immaginare che Berlusconi abbia potuto avallare un simile marchingegno criminale in forza del quale si sarebbe trovato a pagare mazzette ai suoi stessi uomini. Con il giochetto dell’incrocio (Agrama rappresentante del Cav negli Usa e, contemporaneamente, mediatore Paramount in Europa) sia la major che Mediaset non avrebbero mai saputo la verità a tutto vantaggio della coppia Agrama/Brown. Delle dodici nuove testimonianze già inviate alla Procura di Milano, sette sono inedite e cinque fanno parte della lista testi che, in primo e secondo grado, la difesa del Cav si è vista respingere dai giudici per un totale di 171 deposizioni ritenute superflue da Tribunale e Corte d’appello.

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