Politica

Attacco a 5 Stelle: niente vitalizio al Cav

Casini: rinvio del voto in attesa del giudizio della Cassazione sull’interdizione Ma il Pd insiste: «Berlusconi sempre più caimano e meno uomo di Stato»

Usa lo slogan del terzo V Day in programma il 1° dicembre a Genova, Paola Taverna, la capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Senato: «Andiamo oltre». Il «non partito» di Grillo chiude la porta in faccia al Cavaliere: «Non rispondiamo alle provocazioni di Silvio Berlusconi. La sentenza è definitiva e ci apprestiamo ad applicare la legge». L’invito dell’ex premier a valutare i documenti con cui chiederà la revisione del processo e, dunque, a rinviare il voto non viene raccolto nemmeno dai Democratici. E il presidente della Giunta delle elezioni Dario Stefano (Sel) ribadisce che si deve votare subito, anche nel mezzo della discussione sulla legge di stabilità. Non solo. Il Movimento 5 Stelle ha inviato una lettera al presidente del Senato Grasso per chiedergli di «convocare urgentemente il Consiglio di presidenza per decidere la soppressione ai senatori condannati in via definitiva» di assegni da parte del Senato. Nel caso Berlusconi decadesse, ricorda Taverna, avrebbe diritto a una buonuscita di 180 mila euro e a un vitalizio da 8 mila euro al mese. Questo rappresenta «una beffa agli italiani» e un atto «spregevole» da parte del Senato nei confronti di un «colpevole in via definitiva» davanti al Fisco. Va su un altro versante, invece, Pier Ferdinando Casini che annuncia che presenterà una pregiudiziale per chiedere lo slittamento del voto sulla decadenza di Berlusconi. Il leader dell’Udc ha spiegato: «Propongo che il Senato si pronunci, con una mera presa d’atto, non suscettibile di interpretazioni pretestuose e strumentalizzazioni politiche, sulla decadenza di Berlusconi solo al momento della decisione definitiva della Cassazione sulla durata dell’interdizione». Il leader centrista mira ad aspettare perché quest’atto determinerà «la cancellazione di Berlusconi dalle liste elettorali degli uffici del comune di residenza e pertanto la sua automatica decadenza da parlamentare», anche se il voto dell’aula del Senato sarà comunque dovuto. Questo percorso è «lineare», sottolinea ancora Casini e «impedisce a chiunque di ergersi a vittima di una persecuzione giudiziaria e politica». È, insiste, «un contributo alla pacificazione e alla serenità delle istituzioni ed è anche una gran prova di buon senso perché stiamo lacerando il Paese su una cosa che sarà già risolta» con la sentenza della Cassazione sull’interdizione definitiva. Condivide il senatore e legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini: «Mi sembra una proposta molto seria». Sulla stessa scia anche il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri: «Le considerazioni di Casini meritano attenzione e approfondimento. La vicenda di Silvio Berlusconi non può essere affrontata con pregiudizi politici». Ma non sembra che il Pd sia disponibile a prendere in considerazione l’obiezione di Casini. Il capogruppo alla Camera Roberto Speranza tuona: «Berlusconi considera una vergogna la sua decadenza da senatore. Viceversa, va considerato un atto dovuto la decadenza di un uomo pubblico dopo una condanna definitiva passata in giudicato. In altri contesti e con una diversa considerazione della res pubblica non ci sarebbe nemmeno bisogno di un voto del Parlamento: sarebbero intervenute dimissioni volontarie». Poi Speranza ha aggiunto: «Questi tentativi estremi per sfuggire alla giustizia ci consegnano Berlusconi sempre più caimano e sempre meno uomo di Stato». Duro anche il responsabile Giustizia del partito, Danilo Leva: «Le verità processuali si costruiscono in tribunale e non attraverso i mass media. La revisione di una sentenza è un mezzo di impugnazione straordinario previsto dal codice di procedura penale. Non è un quarto grado e non ha effetti sospensivi. Pertanto in presenza di una sentenza di condanna per frode fiscale passata in giudicato, la politica non può che assumersi le sue responsabilità applicando la legge Severino». Interviene anche Dario Stefano (Sel): «Vediamo una notevole confusione attorno alla vicenda della decadenza. È uno dei pochissimi atti che si possono votare durante la sessione di bilancio e quindi, qualora non sia esaurito l’iter della legge di Stabilità, se ne può interrompere l’esame per dedicarsi al voto sulla decadenza». Pazienza se l’allora Pdl aveva strappato l’accordo che il voto sulla decadenza sarebbe stato calendarizzato dopo l’approvazione della legge di stabilità. Si schiera, invece, al fianco del Cavaliere il presidente del Fronte Nazionale, Adriano Tilgher: «Ha ragione Berlusconi: mercoledì, col voto sulla sua decadenza da senatore, la banda del grande inciucio porterà a compimento un vero e proprio golpe, sia pure senza spargimento di sangue».

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