«Non solo non si sono create via via le condizioni per un eventuale intervento del Capo dello Stato sulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti, ma si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità, privi di ogni misura nei contenuti e nei toni». La nota dell’ufficio stampa del Quirinale arriva poco prima delle sette di sera e, ovviamente, deflagra nel dibattito politico. Gli esponenti del partito del Cavaliere restano a bocca aperta. Amareggiati. Indecisi sul da farsi. Il Colle ha voluto reagire alle parole usate dal Cavaliere l’altro ieri. Berlusconi ha detto che non chiederà la grazia e che Napolitano dovrebbe concedergliela lo stesso, ha attaccato la sentenza che lo ha condannato per frode fiscale e anche i mangistrati. Ha parlato di «colpo di Stato» e ha annunciato la manifestazione di protesta di mercoledì, il giorno in cui sarà votata la sua decadenza da senatore. Precisa il Quirinale: «Su tutti i problemi relativi alla sentenza definitiva di condanna pronunciata l’1 agosto scorso dalla Corte di Cassazione nei confronti del senatore Berlusconi, il presidente della Repubblica si è in questi mesi sempre espresso e comportato in coerenza con la sua ampia dichiarazione pubblica del 13 agosto. Nulla è risultato però più lontano del discorso tenuto sabato dal senatore Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che in quella dichiarazione erano stati formulati». Insomma, il Colle ha ricordato che Napolitano aveva ribadito di essere pronto a verificare con attenzione la presenza delle condizioni per concedere il provvedimento di grazia a Berlusconi se questo fosse stato richiesto. Una dichiarazione che gli stessi avvocati del Cavaliere avevano salutato con soddisfazione, ritenendola una «apertura» alla possibilità di ottenere la grazia. Ma le parole dell’ex premier e la manifestazione annunciata hanno precipitato le cose. L’ufficio stampa del Quirinale ha precisato anche che il presidente della Repubblica lancia un «pacato appello a non dar luogo a comportamenti di protesta che fuoriescano dai limiti del rispetto delle istituzioni e di una normale, doverosa legalità». Berlusconi è rimasto amareggiato dalle parole del Colle. Anche se, precisano i suoi fedelissimi, ormai non si aspettava niente né da Napolitano né da Alfano. Il Cavaliere sta preparando le carte che presenterà per chiedere la revisione del processo e che oggi mostrerà in una conferenza stampa. Domani, invece, dovrebbe annunciare il voto contrario alla legge di stabilità, uscendo dalla maggioranza. A parlare ieri sono stati alcuni esponenti di Fi. «Cioè, Napolitano ci avverte che non possiamo nemmeno esprimere pacificamente il nostro dissenso per l’aggressione a Berlusconi? In un’Italia in cui si assiste con sempre più frequenza a manifestazioni violente su cui non ricordo note preventive delle massime istituzioni?» commenta il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Fi), mentre il capogruppo alla Camera Renato Brunetta spiega: «Dolore, delusione, sconcerto. La nota del Capo dello Stato di queste ore, proprio nel momento in cui Silvio Berlusconi è vittima designata di un assassinio politico, lo ripropone purtroppo come uomo di parte». Brunetta insiste: «Non è affatto vero che non esistessero in passato e non esistano ora margini per un intervento di autentica pacificazione da parte del presidente della Repubblica». Gli fa eco Daniele Capezzone: «Anche dopo le dichiarazioni odierne del Capo dello Stato, resta inaggirabile un punto politico di sostanza, che tutti - istituzioni e forze politiche - non possono ignorare o mettere tra parentesi. Quando si parla di "agibilità" o di "praticabilità" politica per Silvio Berlusconi, non si affronta tanto e solo il problema di una persona, di un singolo individuo (cosa che comunque meriterebbe, in uno Stato di diritto, il massimo dell’attenzione, trattandosi dei fondamentali diritti civili e politici di un cittadino), ma il diritto alla piena rappresentanza politico-istituzionale di milioni di elettori». Il Pd difende Napolitano. «La precisazione del Quirinale è ineccepibile, così come il comportamento del presidente della Repubblica che nella vicenda della condanna definitiva e conseguente decadenza del sen. Berlusconi ha sempre mantenuto un comportamento istituzionale corretto. Non sono tollerabili ulteriori aggressioni verbali al Capo dello Stato, che svolge con il massimo rigore le sue delicate funzioni di garante della legalità costituzionale» dice Rosy Bindi. Precisa il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza: «Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dimostra ancora una volta di essere il cardine del nostro sistema democratico. Le sue sacrosante parole sono la giusta risposta dopo l’assoluta scompostezza degli interventi che tutti hanno potuto ascoltare in queste ultime giornate».
A Silvio no
Un processo farsa, vent’anni di persecuzione Ma il Colle non transige sul leader dell’opposizione
