Politica

L’onore perduto e la clemenza

di Gian Marco Chiocci Fammi la grazia, e facciamola finita. Nel giorno in cui i fratelli coltelli del centrodestra si danno vicendevolmente dei terroristi e dei violenti, Berlusconi s’appella alla...

Fammi la grazia, e facciamola finita. Nel giorno in cui i fratelli coltelli del centrodestra si danno vicendevolmente dei terroristi e dei violenti, Berlusconi s’appella alla «dignità» di Napolitano affinché conceda motu proprio un provvedimento di clemenza che ridia l’onorabilità perduta al leader politico più perseguitato della storia. Lo fa abbracciando i giovani di Forza Italia, il suo futuro, lui che rischia di non averne alcuno da mercoledì quando i democratici e i sinistri no Cav voteranno compatti per toglierselo di torno. Un’ultima chiamata prima del baratro, un grido d’aiuto obbligato dopo aver capito che a nulla sarebbe servito un atto formale dei figli o l’annuncio di clamorose prove «americane» sul processo Mediaset. Un gesto che sintetizza la sconfitta di una partita giudiziaria cominciata nel 1994 e giocata ininterrottamente a una sola porta, con arbitri faziosi e partiti spettatori del nulla a fronte dello sfascio di una giustizia politicizzata oltre ogni decenza. Non sappiamo se Napolitano accoglierà la supplica per una pacificazione nazionale che mai verrà con Berlusconi in vita. Sappiamo che sarebbe un bel colpo di reni per l’immagine dell’Italia e uno schiaffo a chi oggi gode della gogna riservata a persone note e innocenti finite nella sentenza Ruby con abbondanza di (falsi) particolari hard.

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