Su una cosa, bisogna ammetterlo, Matteo Renzi è stato coerente. Negli ultimi mesi ha invocato tanto le dimissioni di Angelino Alfano, finito nei guai per la vicenda legata all’espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov, quanto di Annamaria Cancellieri, alle prese con le telefonate alla famiglia Ligresti. Nessuno dei due, almeno finora, è stato indagato. E quindi la richiesta di Renzi nasce da una semplice valutazione: non è opportuno che dei ministri si comportino in questo modo. Questioni di opportunità, anche se forse sarebbe meglio dire di «opportunismo». Perché l’impressione è che dietro l’attivismo del candidato segretario del Pd si nasconda la volontà di mettere in crisi quello che orma è diventato il suo principale avversario: Enrico Letta. Certo Matteo è pur sempre colui che settimane fa, commentando il messaggio di Giorgio Napolitano alle Camere sul tema del sovraffollamento delle carceri, diceva: «Non sarebbe serio, educativo, responsabile fare un indulto. La legalità è un valore di sinistra». Da uno così non ci si può aspettare altro che una dura battaglia affinché la «legalità» trionfi. Sempre e comunque. Invece no. A provarlo arriva il caso di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e viceministro ai Trasporti (ma lo statuto del partito non vieta il doppio incarico?), indagato nell’ambito di un’inchiesta sul cantiere del Crescent , un edificio in corso di costruzione a ridosso del lungomare di Salerno. Ovviamente un avviso di garanzia non è una condanna. E De Luca ha già dato prova in passato, rinunciando anche alla prescrizione laddove necessario, che chiunque è innocente fino a prova contraria. C’è però un piccolo particolare. Dopo aver sostenuto Bersani il sindaco-viceministro si è schierato con Renzi. Così il rottamatore, che nel 2012 aveva raccolto a Salerno il 33% dei voti, nel congresso recentemente svolto è balzato sopra quota 70%. Per gli avversari ci sarebbero state delle irregolarità e la commissione di garanzia del Pd ha deciso di «congelare» il risultato. Ovviamente soddisfatti i sostenitori di Gianni Cuperlo che avevano espresso «perplessità» sul «votificio salernitano a favore di Renzi». Ma ciò che ha colpito tutti è stata la posizione assunta da Matteo davanti alla notizia dell’avviso di garanzia. Niente richiesta di dimissioni ma piuttosto una difesa a spada tratta del sindaco. Che ha scatenato l’immediata reazione dei suoi oppositori. Dal M5S (che ha presentato mozione di sfiducia per De Luca), al Pdl passando per i nemici interni al Pd. Tutti a sottolineare il doppiopesismo del sindaco. Che in un caso analogo, quando nel mirino della magistratura era finito il bersaniano Filippo Penati, non aveva esitato a chiedergli di dimettersi dal Consiglio regionale della Lombardia. Stavolta è diverso. Perché Cancellieri e Alfano hanno perso credibilità e autorevolezza. Mentre De Luca, dall’altro del suo doppio incarico, è sempre autorevolissimo.
Due pesi e due misure Il «vangelo» di Matteo
Renzi Attacca il ministro Cancellieri (non indagata) e difende l’indagato, con doppio incarico, De Luca
