«Per alcuni ayatollah il rigore non è mai abbastanza, ma di troppo rigore l'Europa e le nostre imprese finiranno per morire». Questa scoperta è stata fatta ieri da Enrico Letta. Subito dopo il premier è volato a Berlino per partecipare ad un forum del quotidiano Süddeutsche Zeitung: dove però non ha incontrato Angela Merkel, intervenuta giovedì assieme ad un altro italiano, Mario Draghi. Il presidente della Bce che quotidianamente si scontra con la Germania, ma verso il quale la Kanzlerin nutre rispetto. Per Letta diverso destino, dopo che la Commissione Ue ha bocciato la Legge di stabilità scritta con il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, negando all'Italia i soldi (tre miliardi per investimenti) attesi dopo l'uscita dalla procedura di deficit eccessivo. Un no al quale il governo sta cercando di rimediare in tutta fretta, accelerando il piano di tagli affidato, come al solito, ad un tecnico esterno, l'ex manager del Fondo monetario Carlo Cottarelli. Come già accaduto con Piero Giarda, Enrico Bondi, Francesco Giavazzi: evidentemente per un presidente del Consiglio del Pd è meglio non metterci la faccia, non scontentare sindacati, corporazioni e serbatoi elettorali. Né i 12 miliardi di privatizzazioni annunciati da Letta hanno suscitato applausi a Bruxelles, visto che Imon O' Connor, portavoce del commissario-ayatollah Ollie Rehn, ha detto: "Bene, ma si tratta di misure una tantum, non di riforme strutturali". Eppure bastava ascoltare la previsione del capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta: "La legge è vuota e verrà bocciata dall'Unione europea ". Forse è anche lui un ayatollah? "È il capo del governo che si sveglia tardi - dice Brunetta - e si accorge a scoppio ritardato che troppo rigore fa male e con l'austerità vincono gli euroscettici". Brunetta rivendica il ruolo del centrodestra, quando a palazzo Chigi c'era Silvio Berlusconi, sia nel tenere a bada i conti sia nell'opporsi al rigorismo della Germania: "Letta dov'era e dov'è quando nei consigli europei rigore e austerità venivano e vengono imposti dalla Germania agli altri paesi dell'euro? Dov'era e dov'è quando denunciavamo e denunciamo l'imbroglio dello spread e chiedevamo e chiediamo al presidente del Consiglio di invertire la rotta della politica economica in Europa? Dov'era quando nei ministeri si scriveva la Legge di stabilità e dov'è oggi che chiediamo di modificarla nel senso della crescita, dello sviluppo, della riduzione della spesa e della riduzione della pressione fiscale?". Slogan, da parte di chi vuol passare all'opposizione per cavalcare l'onda anti-europea? Facciamo parlare i numeri della Banca d'Italia. Quando a novembre 2011 il Cavaliere venne buttato giù dallo spread a 575 punti, il debito pubblico, il nostro maggiore guaio, era a 1.897 miliardi. A dicembre 2012, dopo un anno di governo Monti, ha sfondato i 2 mila. Ora ha raggiunto i 2.068 miliardi. Eppure due anni fa lo spread impose tassi del 7 per cento sui Btp decennali, e del 6 sui Bot annuali. Ieri lo spread è sceso poco sopra i 230 punti e l'interesse sui Btp è del 4 per cento, quello sui Bot al minimo storico di 0,66. Difficile negare l'imbroglio. Anche perché a inizio 2011 lo spread era di 80 punti. Il problema infatti non è questo indicatore manipolabile dai mercati e comunque messo al riparo dalla Bce. Il problema è un debito che non si riduce né con i bocconiani né con il Pd a causa di una spesa pubblica lasciata fuori controllo. Era di 803 miliardi, interessi compresi, con Berlusconi: un livello già abnorme. Oggi siamo ad oltre 850 miliardi, nonostante l'austerity. Il viceministro Stefano Fassina, del Pd, dice che tagliare la spesa "è impossibile" e da tempo - come altri dalla Cgil a Carlo De Benedetti - pensa ad una patrimoniale sui beni dei cittadini. Brunetta chiede invece a Saccomanni perché non riduce la spesa. Ora ecco Cottarelli con le forbici: il suo piano è di risparmiare 32 miliardi in tre anni. Una goccia nell'oceano nonostante l'annuncio di ben 25 commissioni di lavoro. Nel frattempo Letta scopre gli ayatollah: fino a ieri annunciava fiducioso alleanze per la crescita (dopo il summit tre giorni fa con Francois Hollande), per l'occupazione giovanile (luglio scorso, dopo l'incontro a Berlino con Merkel e Hollande), per l'immigrazione (ottobre, dopo il vertice Ue). Chissà se in viaggio per Berlino il premier si è letto il Sole 24 Ore di giovedì, dove si spiega come Angela Merkel stia preparando "contratti bilaterali" con ogni stato europeo, un ulteriore irrigidimento dell'austerity. Una ragnatela nella quale l'Italia rischia di soffocare, proprio nel nostro semestre di presidenza della Ue. Ayatollah? Meglio darsi una svegliata.
Letta scopre la maledizione dell’austerity
Il premier si schiera contro gli integralisti del rigore. Ma ora è tardi L’inganno dello spread ha esautorato la politica e strangolato il Paese
