Esplode la maggioranza che sostiene il governo. I prodromi del terremoto che sta investendo il premier Enrico Letta l’esecutivo si erano avuti già circa un mese fa, quando s’incrinò Scelta Civica. Da una parte l’ala liberal fedele al fondatore Mario Monti, dall’altra quella popolare guidata dal ministro Mario Mauro. Punto di rottura il giudizio sulla legge di Stabilità: insufficiente per il Professore, buona per Mauro. Scissione inevitabile, sancita qualche settimana più tardi. Con Monti irremovibile su due punti: stop all’alleanza con l’Udc, nessun accordo con Alfano (al senatore a vita non andò giù il pranzo fra Mauro, vicepremier e Berlusconi). Morale: gruppi parlamentari distinti. Una frattura sancita formalmente venerdì scorso, nello stesso giorno dello scisma alfaniano. Un destino simile a quello di Sc, infatti, attendeva il Pdl. Mesi di insulti fra falchi e colombe fino alla frattura del 2 ottobre, quando gli alfaniani decisero di votare la fiducia al governo nonostante la linea del Cav fosse quella opposta. Un altro mese e mezzo di psicodramma, minacce, offese. I falchi della Santanché e i lealisti di Fitto da una parte, i governativi di Alfano dall’altra, con in mezzo i pontieri berlusconiani Gasparri e Romani. Le mediazioni del Cav non sono servite a tenere insieme persone che ormai non si parlavano più se non per insultarsi. Gruppi separati: i berlusconiani nella resuscitata Fi, gli alfaniani in Ncd. Infine il Pd. Il congresso anziché unire le anime di un partito tenute insieme solo dall’antiberlusconismo, le sta allontanando. L’effetto-Renzi si sta abbattendo sul Nazareno con largo anticipo rispetto alla probabilissima vittoria alle primarie dell’Immacolata. Anche qui insulti a raffica. Almeno i Dem riusciranno a non scindersi?
Una maggioranza di lite e di lotta
I Democratici si azzannano tra di loro in attesa delle primarie Alfaniani e berlusconiani si scambiano insulti all’ultimo sangue