Politica

Ruby, ecco perché Berlusconi non è colpevole neanche un po’

Contro l’ex presidente del Consiglio teorema senza una vera prova

Tutto il processo Ruby ruota attorno a un assioma: Karima è una prostituta e, quindi, trovandosi ad Arcore nel giro del «bunga bunga», non può non aver fatto sesso a pagamento con Silvio Berlusconi. Per forza, al di là di ogni ragionevole dubbio. I giudici lo scrivono nelle motivazioni depositate ieri con granitica certezza: «È provato che l’imputato abbia compiuto atti sessuali con Ruby in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità, quali gioielli». Il riscontro oggettivo, quello che inchioderebbe il Cav, però, non c’è. E pur volendo sorvolare sulle professioni d’innocenza di Silvio, ci sono parecchie cose che non tornano in questa ricostruzione. Tranne una intercettazione semiseria di Ruby con un’amica («Adesso ballo, mi spoglio e poi faccio sesso...» dice, salvo poi aggiungere subito dopo: «Guarda che sto scherzando») nessuno è stato in grado di affermare che i due abbiano avuto rapporti intimi. Si dirà: i testi sono pagati profumatamente da Berlusconi, la cui «capacità a delinquere» (parole dei giudici) lo ha portato a una «attività sistematica di inquinamento probatorio a partire dal 6 ottobre 2010». In realtà, i bonifici a favore delle olgettine risalgono a un periodo anteriore all’inizio del processo e sono continuati a inchiesta in corso. La giovane marocchina, che pure sarebbe parte lesa in questo procedimento, non si è costituita parte civile e non è stata nemmeno interrogata in aula. La Procura ha rinunciato a sentirla davanti ai giudici, nonostante fosse la protagonista assoluta dell’indagine. E ciò che pure aveva detto a verbale, agli inizi dell’inchiesta, è stato utile più ai giornali che al dibattimento. Evitando di prendere sul serio i vaneggiamenti sulla cocaina e sulle star e starlette in fila davanti alla stanza da letto dell’ex premier, Karima non ha mai fatto cenno a prestazioni sessuali. Ha parlato sì di serate a luci rosse, ma senza aggiungere altri particolari nonostante il pressing dei pm sul punto. E nemmeno l’ispezione di pc e cellulari sequestrati nel gennaio 2011 alle ragazze del «bunga bunga» ha permesso di scoprire alcunché di compromettente o di utile per avvalorare la tesi della Procura: a differenza di quanto capitato con la D’Addario, stavolta non c’erano filmati, audio o immagini hard rubati nella dimora del Cav. L’unica foto che è entrata nel dibattimento è quella di Barbara Guerra col cappello da poliziotta. Che poi le «cene eleganti» assomigliassero a «Colpo Grosso», è un altro discorso. Che non investe, comunque, il codice penale. Capitolo minore età: anche in questo caso, a parte una conversazione intercettata di Ruby, la certezza che Silvio abbia mentito o che sapesse di avere a che fare con una ninfetta è sostanziata in via logica dai giudici, ma senza l’ausilio di prove concrete. Sulla telefonata in Questura per affidare Karima a Nicole Minetti, le contraddizioni delle motivazioni diventano poi ancora più stridenti. I giudici esaltano la figura del capo di gabinetto del Questore di Milano, Pietro Ostuni, descritto nell’atto di ubbidire suo malgrado agli ordini di Berlusconi «al solo fine - scrive il Tribunale - di scongiurare il potenziale pericolo di subire pregiudizi in ambito lavorativo», ma sono assai critici nei confronti di Giorgia Iafrate, la poliziotta che materialmente si occupa del rilascio della marocchina nonostante le tempestose telefonate con il pm di turno del Tribunale dei minori Annamaria Fiorillo che ne chiedeva il trasferimento in comunità. Eppure, entrambi, in aula, hanno smentito l’interpretazione dei fatti della Procura affermando, sotto giuramento, di non aver subìto pressioni, tant’è che poi non si sono nemmeno costituiti parte civile. Per i giudici, insomma, Berlusconi interviene sulla Questura per ottenere un duplice vantaggio: recuperare Ruby Rubacuori all’harem di Arcore e impedire che parlasse con le forze dell’ordine. Il particolare che non torna è che, dopo la famigerata telefonata del 27 maggio 2010, in altre tre occasioni (il 5, il 13 e il 27 giugno dello stesso anno) Karima viene fermata per essere ricollocata in comunità. E Berlusconi non alza affatto la cornetta. Come mai?

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