Politica

Se la natura non perdona

di Roberto Troncarelli* Eventi alluvionali come quello accaduto in Sardegna si ripetono con ciclicità negli anni, interessando più o meno gli stessi territori, ma l’elevata espansione urbana cui si...

Eventi alluvionali come quello accaduto in Sardegna si ripetono con ciclicità negli anni, interessando più o meno gli stessi territori, ma l’elevata espansione urbana cui si è assistito negli ultimi decenni fa si che oggi procurino danni enormemente maggiori. Nella Regione Lazio il dissesto idrogeologico è molto diffuso, tuttavia il Comune che presenta più aree esposte a rischio idrogeologico è ovviamente Roma, sia per l’estensione territoriale che per il numero di abitanti e per l’elevato valore dei beni esposti. Malgrado la presenza dei Muraglioni, anche il centro storico della Capitale è a rischio di alluvione, come è accaduto nel Dicembre 2008, quando l'esondazione del Tevere ha causato ingenti danni alle strutture pubbliche e private, per cui è stato dichiarato lo stato di calamità naturale. Una protezione fondamentale dalle piene per Roma è data dalla pianura alluvionale del Tevere a nord di Castel Giubileo, la quale, grazie ai vincoli «lungimiranti» imposti dal Consiglio dei Ministri nel settembre 1998, è stata risparmiata dall’edificazione e attualmente consente all’acqua di esondare liberamente, laminando le piene. Dal 1998 al 2009 lo Stato ha finanziato nella Regione 204 interventi per la messa in sicurezza di aree a rischio idrogeologico, per un totale di circa 184 milioni di euro, a fronte di richieste per quasi 700 milioni di euro. La proposta dell’Ordine dei Geologi del Lazio è quella di tentare di ridurre i livelli di rischio per le popolazioni non più solo attraverso opere di difesa passiva, ma con piani organici di interventi che sappiano integrare le difese degli insediamenti esistenti con interventi non strutturali a carattere preventivo, come la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, dei versanti e delle opere esistenti, la delocalizzazione di insediamenti ed attività, il potenziamento delle reti di monitoraggio e dei sistemi di preallertamento e, soprattutto, la comunicazione ai cittadini anche in periodo «di pace», affinché si impegnino a contribuire alla mitigazione del rischio tenendo comportamenti corretti. Con l’insieme di queste azioni sarà possibile eliminare gli attuali gravi squilibri idrogeologici e contenere costi non più sostenibili per l'intera comunità. * Presidente Ordine dei Geologi del Lazio

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