A Roma e nel Lazio più che altrove lo scisma alfaniano si abbatte come uno tsunami sul centrodestra. Perché se è vero che in altre regioni l’adesione a Fi o a Nuovo Centrodestra è stata praticamente bulgara, nella Capitale la scissione dei governativi ha letteralmente spaccato il fronte berlusconiano. Il centrodestra è ora diviso in tre tronconi, oltre a Fi e Ncd c’è anche Fratelli d’Italia dei «gabbiani» Fabio Rampelli e Giorgia Meloni : a Officine per l’Italia, ha aderito l’ex sindaco Gianni Alemanno . Un movimento, quello di FdI, capace di sfiorare il 6% alle ultime comunali. La nascita del Nuovo Centrodestra ha ottenuto nel Lazio ampi consensi, anche da parte di esponenti politici ritenuti berlusconiani di ferro. Fabrizio Cicchitto in primis. In Assemblea Capitolina gli alfaniani sono in netto vantaggio, mentre in Consiglio Regionale la bilancia pende leggermente (5-4) a favore dei berlusconiani. Soprattutto, lo strappo di Alfano è riuscito a lasciare la nuova Fi senza dirigenti locali. Con il vicepremier sono infatti passati il deputato e coordinatore regionale ex fedelissimo di Alemanno, Vincenzo Piso ; l’eurodeputato e vicecoordinatore regionale Alfredo Pallone ; il deputato e coordinatore romano Gianni Sammarco . La galassia alfaniana vede alla Camera lasciare la corte di Palazzo Grazioli, oltre a Cicchitto , Piso e Sammarco , anche Barbara Saltamartini e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin . Al Senato la punta di diamante degli alfaniani è l’ex An Andrea Augello , che porta in dote l’eurodeputata Roberta Angelilli , il consigliere regionale Fabio De Lillo e i consiglieri comunali Sveva Belviso (ex capogruppo del Pdl) e Lavinia Mennuni . Oltre a esponenti di spicco del partito romano come Luca Malcotti . Augello , Sammarco e gli ex di Alemanno in termini di preferenze sono perdite «pesanti» per la nuova Fi. A loro bisogna poi aggiungere l’eurodeputato Alfredo Antoniozzi (alle prossime europee i governativi proporranno la terna Angelilli - Antoniozzi - Pallone ) e l’ex deputato Giorgio Simeoni , che vanta un buon seguito elettorale all’interno del Gra, ma soprattutto in provincia di Roma, dove i sindaci e i dirigenti locali che fanno riferimento all’ex vicepresidente della Regione sono davvero tanti. In Consiglio Regionale, invece, a passare con Alfano - oltre a De Lillo - sono Pino Cangemi (che fa riferimento a Sammarco ), Pietro Di Paolo ( Piso - Saltamartini ) e Daniele Sabatini. Netta la maggioranza alfaniana in Assemblea Capitolina, dove alle augelliane Belviso e Mennuni si devono aggiungere gli uomini di Sammarco , Roberto Cantiani e Marco Pomarici , con tutta la sua stuola di municipali. Ieri, dopo Luca Aubert - che dopo aver istituito in I Municipio, la «City», il gruppo di Fi, l’ha lasciata per i governativi - anche Maurizio Buonincontro (meritevole, da solo, di non aver fatto approvare il bilancio al minisindaco Sel Catarci nella rossissima Garbatella) e Gino Alleori hanno ufficializzato il passaggio in Ncd. La pattuglia berlusconiana, invece, tiene in Regione ma si sfalda in Campidoglio, dove restano col Cav solo l’indipendente Davide Bordoni e Giovanni Quarzo (legato a Luca Gramazio ma oggi al Gruppo Misto). Ancora incerto il destino di Giordano Tredicine . Alla Pisana restano in Fi l’ex presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese , il capogruppo Luca Gramazio (e con lui il padre Domenico , che correrà alle europee), Antonello Aurigemma , Giuseppe Pino Simeone e Adriano Palozzi . Una geografia che rispecchia gli equilibri parlamentari. Tra gli altri, restano col Cav i senatori Maurizio Gasparri e Francesco Giro e la deputata ed ex governatrice del Lazio Renata Polverini (probabile coordinatrice regionale o romana). Con loro rimangono nella nuova Fi esponenti di spicco del partito regionale, come Claudio Fazzone , Paolo Barelli , Francesco Aracri e il romano d’adozione (benché torinese ed eletto in Piemonte) Daniele Capezzone . Oltre naturalmente al vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani , a cui fa ancora riferimento buona parte di quella che un tempo fu Forza Italia Lazio.
I signori delle preferenze scelgono Alfano
A Roma e nel Lazio più che altrove lo scisma alfaniano si abbatte come uno tsunami sul centrodestra. Perché se è vero che in altre regioni l’adesione a Fi o a Nuovo Centrodestra è stata praticamente...