Il nodo sull’utilizzabilità delle intercettazioni nel processo P3 tiene in stand-by le posizioni dell’ex coordinatore Pdl e senatore, Denis Verdini, e degli allora parlamentari Marcello Dell’Utri e Nicola Cosentino. E mentre in 17 sono stati rinviati a giudizio per un’ipotizzata aderenza all’organizzazione segreta, il destino processuale dei tre imputati eccellenti sarà deciso all’udienza del 3 dicembre prossimo. Regge l’impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Roma e dei militari della Guardia di finanza. Il gup del Tribunale capitolino ha disposto il rinvio a processo per 17, tra i quali spiccano l’uomo d’affari Flavio Carboni, il giudice tributario Pasquale Lombardi, l’allora primo presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, e l’ex governatore della Sardegna Ugo Cappellacci. Le accuse, secondo le singole posizioni, vanno dalla violazione della legge Anselmi sulle organizzazioni segrete, all’associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento ai partiti e diffamazione. L’inchiesta puntava a svelare l’esistenza di un supposto gruppo di potere che avrebbe «influenzato la decisione della Corte costituzionale nel giudizio di legittimità del lodo Alfano», oltre a ipotizzate pressioni sull’allora vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino, e su «componenti del Csm», per pilotare nomine giudiziarie cardine, come «presidente della Corte d’Appello di Milano e di Salerno» e «procuratore della Repubblica di Isernia e Nocera inferiore». In questa vicenda – che se pur trova un primo riscontro davanti al gup dovrà essere analizzata da tre gradi di giudizio – un ruolo ben definito lo avrebbero giocato anche i tre imputati doc. Tuttavia le loro posizioni sono state stralciate dal processo madre lo scorso 14 ottobre, dopo i ritardi delle giunte per le autorizzazioni a procedere di Camera e Senato nel decidere sull’utilizzabilità, o meno, delle intercettazioni che tirano in ballo Verdini, Dell’Utri e Cosentino. Per loro l’udienza è stata rinviata al 3 dicembre, data in cui potrebbe anche essere presa una decisione. I loro nomi saltano fuori in diversi capi d’imputazione dell’inchiesta. C’è, per esempio, il caso dei contributi finanziari ricevuti dagli imprenditori Alessandro Fornari e Fabio Porcellini. I due, infatti, «partecipavano all’associazione, fornendo il sostegno economico diretto a finanziare il sodalizio e i suoi membri e necessario, fra l’altro, a realizzare il piano industriale di intervento nel settore delle energie rinnovabili e a creare la provvista destinata alla corruzione dei pubblici funzionari e ai finanziamenti illeciti in favore di membri del Parlamento; ciò facevano versando ripetutamente a Carboni, Verdini e Dell’Utri somme ingenti di denaro, quantificabili complessivamente in oltre 6 milioni di euro, che prelevavano dalle casse di società da loro gestite e trasferivano a Carboni e agli altri associati con la complicità di prestanome».
Verdini, Dell’Utri e Cosentino in stand by nel processo sulla P3
Ivan Cimmarusti Il nodo sull’utilizzabilità delle intercettazioni nel processo P3 tiene in stand-by le posizioni dell’ex coordinatore Pdl e senatore, Denis Verdini, e degli allora parlamentari...
