Politica

La doppia morale del Pd al telefono

Chiedono al ministro della Giustizia di lasciare la poltrona di Via Arenula ma sulle loro intercettazioni tacciono. Ecco quelle democratiche «inopportune»

Diversamente intercettati. Così i «compagni che telefonano» straparlano senza peccare di «poca opportunità». Siena, inchiesta Mps. Dal cellulare di Giuseppe Mussari si scopre l’incesto politica/finanza. Scrivono gli investigatori: «Le intercettazioni hanno messo in evidenza come Mussari, espressione dell’anima diessina del Pd, si confrontasse quotidianamente su temi politici nazionali e locali, e in particolare quindi sulle decisioni da assumere in seno alla banca da egli presieduta, con l’onorevole Pd Franco Ceccuzzi». Poi tocca a Giuliano Amato. «Mi vergogno a chiedertelo - dice il dottor Sottile a Mussari - ma per il nostro torneo (di tennis, ndr ) a Orbetello è importante, perché noi siamo ormai sull’osso che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione». Ovvero: 150mila euro. Accontentato. La passione della sinistra per gli istituti di credito, caso Consorte-Fassino a parte («Allora, abbiamo una banca?») si manifesta anche nell’inchiesta Enac e le tante chiacchierate con uomini ex Ds. Una caso: Vincenzo Morichini e l’imprenditore Viscardo Paganelli, titolare di una piccola flotta aerea: «La banca adesso ce la troviamo, non ti preoccupare...se noi andiamo alla Banca di Cesena o la Popolare di Cesena adesso sto mettendo in piedi un ambaradam di banche, non ti preoccupare...una di questa ce la portiamo a casa, vai tranquillo». L’inchiesta è quella in cui viene arrestato Franco Pronzato, boss del Pd genovese ed ex consulente di Pier Luigi Bersani al ministero dei Trasporti. Altra pasionaria finita nei guai telefonici è Maria Rita Lorenzetti, 13 anni da parlamentare e per due volte governatore dell’Umbria, coinvolta nell’inchiesta su ItalFerr. Al telefono parla con Anna Finocchiaro, già tirata in ballo per le telefonate che riguardavano il marito in Sicilia («Ho suggerito a Bersani - dice la Finocchiaro - che se torna in ballo l’Autorità sui trasporti ci metto te...») e lascia intendere che il suo successore alla Regione Catiuscia Marini abbia avuto accesso a informazioni giudiziarie riservate. La Puglia è una miniera inesauribile. Oltre ai regali di Natale al sindaco Michele Emiliano («champagne, vino e formaggi, 4 spigoloni, 20 scampi, ostriche imperiali, 50 noci bianche, 50 cozze pelose, 2 chili di allievi locali di Molfetta e 8 astici», annotano gli investigatori), nelle intercettazioni sugli imprenditori Degennaro ci sono le amicizie che la dinastia di costruttori coltiva con Mario Lettieri (sottosegretario con Prodi) e con l’ex ministro Paolo De Castro. Proprio Emiliano, ex pm antimafia, sarà intercettato mentre consiglia al dirigente dei lavori pubblici Vito Nitti di avvisare «Simonetta (Lorusso, ex assessore) di star buona con il telefono...spende troppi soldi». Un’altra volta è Emiliano a essere contattato da Alberto Tedesco, assessore indagato della Giunta Vendola, che gli rivela l’intenzione di Nichi di farlo fuori o di tenerlo «sotto scatto» con presunte «carte». Già, il politico con l’orecchino. Oltre all’intercettazione ridanciana nell’inchiesta sui morti di tumore dell’Ilva ce ne sono numerose passate in cui, ad esempio, chiacchierando col suo assessore Tedesco, gli anticipa i contenuti dell’inchiesta a suo carico: «Ci sono molte intercettazioni, molte tue in cui parli male di Lea (Cosentino, direttore dell’Asl di Bari)». Sempre a Bari, nel procedimento sul giro di escort gestito nella sanitopoli pugliese, si finisce per captare le parole del senatore Alberto Maritati in merito a notizie su Gianpaolo Tarantini, che frequenta Berlusconi ma anche tantissimi Pd. Nemmeno la Firenze del rottamatore Renzi è indenne. In un’inchiesta su un giro di prostituzione, una squillo viene intercettata mentre racconta un incontro con un uomo d’apparato Pd: «Tutto che tremava, mi ha strappato le calze, siamo andati lì nella stanza delle conferenze e mentre...è entrata la donna delle pulizie...a questa qua è caduta tutta l’acqua per terra». Passiamo ora ai processi per mafia. Tralasciando il filone Penati, a Napoli, c’è un’indagine che ipotizza l’infiltrazione del clan Lo Russo in occasione delle primarie 2011 per la scelta del sindaco. A Torino, invece, il parlamentare Domenico Lucà viene ascoltato mentre parla col boss della ’ndrangheta Salvatore Demasi del sostegno a Piero Fassino. Nulla, comunque, in confronto all’incontro registrato tra il politico siciliano Vladimiro Crisafulli col boss Bevilacqua, nell’hotel Garden di Pergusa, mentre discutono di strategie politiche e appalti. Non sfugge alla rete nemmeno l’ex presidente della commissione Antimafia Beppe Lumia che, al telefono, riferendosi ai compagni di partito, si sfoga: «Sono bastardi». Tutte telefonate penalmente irrilevanti. Ma per il Pd sono «poco opportune» e non meritevoli di una richiesta di dimissioni.

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