L ’avventura - che ora sta diventando un’odissea - è iniziata con la pubblicazione del bando a febbraio 2010, che prevedeva due prove scritte, una di informatica e l’altra di diritto penale e amministrativo. Di circa 2500 persone che hanno fatto domande ci siamo presentati a Roma per la preselezione in circa 500, non tantissimi, tanto che la prova non si tenne in quanto sotto le mille unità. Al concorso c’erano ragazzi di ogni dove, Roma, Napoli, Messina, Reggio Calabria, Ancona, Firenze. Con alcuni ci siamo rincontrati a dicembre 2012 per sostenere gli scritti. Lì eravamo in 156, già un numero inferiore ai posti messi a concorso. Infine gli orali a maggio. Ogni voto sopra il sette era una gioia, ogni bocciato una lacrima e un terrore, soprattutto per me che sono stato uno degli ultimi. Vi lascio immaginare come vivevamo quei giorni, l’ansia che saliva, la tensione alle stelle. Tutti i fine settimana e un mese intero di ferie spesi sui libri a studiare fino a mezzanotte. Tra gli scritti e gli orali sono stati selezionati solo 129 candidati dei 197 richiesti. Dopo una lunga attesa finalmente il 2 ottobre 2013 viene pubblicata la nostra graduatoria. Da quel giorno abbiamo iniziato a sognare il tanto guadagnato posto. Abbiamo toccato il cielo con le mani. Co.Co.Co., disoccupati, cassaintegrati, laureati di 40 anni con figli, insomma avevamo cominciato a dormire tranquilli. Forse a Natale, forse a Capodanno. Qualcuno diceva dopo il bilancio. Siamo arrivati a novembre dove per tutelarci, abbiamo costituito il CoVESSIT, comitato dei 129 informatici, e abbiamo richiesto più volte un incontro al sindaco Marino, al vicesindaco Nieri, all’assessore Leonori, ai direttore dei dipartimenti competenti senza mai ricevere risposta. Volevamo sapere delle nostre assunzioni e invece è arrivato il 15 novembre. Un venerdì nero, che Marino ha reso il giorno più brutto dell’anno per 129 famiglie. In quel momento ci siamo sentiti offesi, noi cittadini onesti, mortificati per aver studiato duramente per superare la dura selezione. E invece siamo passati dal sogno all’incubo. Tutto questo parla da sé. C’era ben poco da «raccomandare», come è solito fare in Italia. Possibile che per far valere i propri diritti dobbiamo riunirci in comitati, andare in piazza, rivolgerci ai sindacati, contattare avvocati o ricorre alla magistratura? Ormai pensiamo di tutto. Che forse vogliono annullare il concorso perché sono stati spesi i soldi delle assunzioni per altro. O che passeranno anni interi prima di essere assunti. Le nostre professionalità sono necessarie per far funzionare la macchina amministrativa e far risparmiare un po' di soldi ai cittadini. Quanti soldi vengono spesi oggi per consulenze informatiche dal comune di Roma Capitale? Quanti potrebbero essere risparmiati con la nostra assunzione? Credo che Marino debba portare rispetto a tutti noi, in qualità di concorrenti, in qualità di cittadini, di elettori. Ci sentirci truffati, rapinati di un diritto e del futuro.
«Ci stanno truffando Dopo tanti sforzi meritiamo rispetto»
Pubblichiamo la lettera di una persona che il concorso lo ha vinto e che ora vede tutto messo in discussione. Una persona che dopo anni di studio non ci sta a passare per raccomandata.