Politica

C’è un Pittella che trionfa. Il centrosinistra tiene la Basilicata

Il fratello del candidato alla segreteria Pd, Gianni, vince con il 59,6%. Staccato il centrodestra, la lista del M5S ferma al 9%

POTENZA Il centrosinistra conserva la Basilicata. Il candidato governatore del Pd Marcello Pittella - fratello di Gianni, candidato alla segreteria del Pd - ha stravinto con il 59,6% dei consensi. Il candidato di centrodestra Salvatore Tito Di Maggio non è andato oltre il 19,38%, mentre l’esponente del MoVimento 5 Stelle Piernicola Pedicini si è fermato al 13,19% (ma la lista dei grillini ha fatto segnare un poco incoraggiante 8,97%). La Basilicata è tornata azitempo alle urne dopo le dimissioni anticipate dell’ex governatore Vito De Filippo (Pd), la cui maggioranza è stata coinvolta da inchieste giudiziarie simili a quelle che hanno investito altre regioni, tra cui il Lazio. L’astensionismo si conferma in forte crescita con i votanti lucani in netto calo rispetto alle precedenti regionali: si è recato alle urne il 47,60% degli aventi diritto, contro il precedente 62,80%. Segno evidente del malcontento della popolazione lucana. Scontrini di esercizi commerciali, infatti, sono stati trovati dentro le schede elettorali scrutinate in alcuni Comuni. Protesta legata all’inchiesta sui rimborsi facili agli eletti del Consiglio regionale. «Siamo di fronte a un disinnamoramento preoccupante nei confronti della politica e di quanto da essa dipende. Nessun futuro, nessuna rivoluzione democratica, nessun nuovo buon governo potranno realizzarsi senza riportare questa metà regione dalla nostra parte - dice Marcello Pittella - Io ne prendo atto già da ora, sento forte la mia parte di responsabilità e me ne farò carico». Ma sull’esito elettorale pende l’esposto presentato dai Radicali per denunciare irregolarità in fase di presentazione delle liste. La più grave riguarda il cambio in corsa del candidato sostenuto da Sel. Ma dopo una verifica ulteriore sono emerse anche altre «stranezze». Alcune, secondo i Radicali, potrebbero avere rilevanza penale. C’è poi il caso degli «stakanovisti delle firme», col record del Dem Aldo Chietera: 804 firme autenticate in un giorno. Poi ci sono «i vizi di forma» che riguardano i moduli di accettazione delle candidature.

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