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Maxi acquisti di jet per le compagnie del Golfo Persico

dall'inviatoFilippo Caleri DUBAI Scorporare dal deficit pubblico, superando anche il limite del 3% del Pil, la quota di investimenti destinati alla tecnologia della difesa e dell’aerospazio. Tra i...

DUBAI Scorporare dal deficit pubblico, superando anche il limite del 3% del Pil, la quota di investimenti destinati alla tecnologia della difesa e dell’aerospazio. Tra i pochi che ancora garantiscono un impatto consistente sulla creazione di ricchezza e di occupazione di un Paese. A chiedere al governo il sostegno a una «golden rule» per il settore è stato ieri a Dubai, all’inaugurazione del Salone aeronautico nel paese del Golfo Persico, l’ad di Finmeccanica, Alessandro Pansa. Una possibilità di spesa vincolata a un tetto stabilito che consentirebbe all’Ue di mettere in pista tre-quattro programmi di sviluppo nel comparto. Secondo Pansa l’occasione per avviare questa nuova fase è il Consiglio europeo di dicembre e che, se avviata, potrebbe garantire oltre al rilancio della crescita anche il primo passo per la costruzione di una vera difesa comune. «I grandi programmi di questo genere non devono essere molti, se no non se ne realizza nessuno» ha affermato Pansa che ne ha citati per questo solo un paio. Il primo è lo sviluppo della tecnologia Uav (Unmanned aerial vehicle o veicoli a pilotaggio remoto) che «consente di guidare un mezzo senza le limitazioni date dalla presenza dell’uomo per azioni sia di controllo militare sia civile come nel caso del pattugliamento delle coste del Sud d’Europa per facilitare l’accoglienza dei migranti e l’arresto degli scafisti». Poi tra le iniziative da sviluppare insieme ai partner Ue, le ricerche sui materiali di nuova generazione. «Tutti progetti che avrebbero come obiettivo quello di creare un patrimonio tecnologico comune». Ed è questo presupposto, cioè la leadership tecnologica dei paesi occidentali nel settore della difesa e dell’aerospazio, a spiegare la crescente penetrazione di Finmeccanica e delle altre aziende Ue nei mercati del Golfo Persico. Un’area che ha grandi capitali a disposizione e che non ha solo bisogno di comprare prodotti ad alta tecnologia ma chiede alle aziende di poter partecipare finanziariamente e con i suoi centri di ricerca, allo sviluppo dei progetti. Una modalità che consente agli occidentali di accedere a mezzi finanziari ingenti, vitali per far avanzare lo sviluppo dei prodotti hi-tech, e ai paesi dell’area del Golfo di colmare i loro ritardi nell’industria avanzata grazie al trasferimento delle tecnologie e allo sviluppo congiunto con le società leader. È quanto potrebbe già accadere per una commessa di 60 Eurofighter, il caccia sviluppato da Gran Bretagna, Spagna, Italia e Germania, che Dubai potrebbe acquistare in un prossimo futuro. Un affare da 8 miliardi di euro. Gli Emirati con Qatar, Kuwait e Oman sta assumendo un’importanza decisiva nelle strategie di crescita di Finmeccanica. Una zona che «oggi vale circa il 20% dei ricavi del gruppo e tra i 2,5 e i 3 miliardi di ordini in portafoglio» ha spiegato Pansa. Un mercato in grande crescita come confermano i numeri degli affari il primo giorno del Salone di Dubai, caratterizzato da una commessa gigantesca per la statunitense Boeing. Le tre principali compagnie arabe: Etihad Airways, Emirates Airlines e Qatar Airways hanno ordinato più di 200 velivoli, per un totale di più di 100 miliardi di dollari. Il vettore di Abu Dhabi ha comprato 56 aerei per 25,2 miliardi di dollari: trenta 787-10 Dreamliners e venticinque 777X (concorrente del nuovo Airbus). L’aviolinea di Dubai ha messo in cantiere l’arrivo di 150 Boeing 777 X per un valore di 76 miliardi di dollari. E la società aerea del Qatar Airways ha ordinato 50 Boeing dello stesso tipo. Emirates ha prenotato 50 super-jumbo Airbus A380 per 23 miliardi di dollari. La Qatar Airways ha comprato cinque Airbus A330 cargo per 1,1 miliardi ed Etihad Airways 87 aerei per 19 miliardi di dollari. Commesse e incassi in arrivo anche per la Atr, partnership costruttiva tra Alenia Aermacchi e la Eads, che ha piazzato due Atr-600s alla compagnia privata dell’Arabia saudita, Alpha Star Aviation Service.

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