Politica

Con il Cav fuori gioco FI va all’opposizione

I falchi: governo timido e pauroso

Aula del Senato, 27 novembre. A meno di nuovi colpi di scena sul rinvio del voto sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, mercoledì 27 novembre potrebbe rappresentare una data storica: la fine della vita parlamentare del Cavaliere e il conseguente passaggio all’opposizione della neonata nuova Forza Italia. Difficile che Berlusconi riesca a salvarsi. La battaglia sull’irretroattività della legge Severino verrà combattuta in modo compatto da tutto il centrodestra. Ma il pressing sul presidente di Palazzo Madama è difficile che vada a buon fine e, col voto palese, è impossibile per il Cav restare senatore. Pd, Sel e M5S voteranno compatti per la decadenza. A quel punto Berlusconi toglierà il sostegno al governo e i parlamentari di Fi passeranno all’opposizione. «Non si può stare insieme con chi vuole uccidere il leader del partito avversario», aveva detto chiaramente Berlusconi sabato al Consiglio nazionale. E ancora: «Con questa legge di Stabilità è impossibile tornare a crescere» e in futuro «non faremo mai più un’alleanza con il Pd». La strada è quindi tracciata, ma la vita del governo presieduto da Enrico Letta non è a rischio. Lo strappo di Alfano - che si è consumato proprio sul sostegno all’esecutivo anche in caso di decadenza - garantirà a Letta i numeri al Senato (dove il nuovo capogruppo Fi sarà Sandro Bondi), realizzando così «quella nuova maggioranza politica diversa da quella numerica», evocata dallo stesso premier subito dopo il voto di fiducia del 2 ottobre, vero punto di non ritorno per l’ex Pdl. Il dado sembra ormai tratto. Quel che accadrà dopo è ggi indecifrabile. Ritorno al proporzionale con la nascita di un nuovo partito a guida Letta-Alfano? Conferma del bipolarismo? Implosione del Pd dopo la probabile vittoria di Renzi alle primarie congressuali dell’Immacolata? Tutto possibile e impossibile. Di certo, nulla di scontato. Il punto nevralgico resta sempre e comunque il governo. Il Mattinale - la nota politica redatta allo staff del capogruppo Fi alla Camera Renato Brunetta per i deputati azzurri - pone il problema in modo diretto. «Napolitano guarderà alla fine delle larghe intese senza muovere un dito? - scrive - Si è rallegrato e rasserenato dopo la scissione del Nuovo Centrodestra (la convention del partito di Alfano si terrà il 30 novembre ndr.). Sappia che quel voto sancirà la fine delle larghe intese, e gli resteranno, forse!, quelle piccole». Il Mattinale pone poi il problema della «pacificazione», evocata ma mai attuata. Già, il governo. Per il ministro della Salute Lorenzin l’esecutivo esce rafforzato dallo strappo dei governisti di Alfano. E il ministro Pd Franceschini dice che «senza veti saremo liberi di compiere scelte coraggiose». Parole che per Mara Carfagna confermerebbero invece un governo «timido e pauroso». Berlusconi guarda oltre. Lavora per ricompattare il centrodestra. Perché è innegabile che la battaglia si giocherà al centro. Così il Cav, dopo aver chiarito che Fi avrà con Ncd lo stesso rapporto instaurato con Lega e FdI - «perché in futuro dovremo tornare in coalizione insieme e non bisogna creare delle fratture insanabili» - invita gli alfaniani: «Non perdiamoci di vista». Il Cav vuole lasciare la porta aperta ad Alfano, dialogare con gli ex Dc e gli innovatori moderati già in vista delle europpe. L’obiettivo è non regalare gli scissionisti ai centristi pronti a creare un partito unico sotto il Ppe. Sabato sera Berlusconi ha chiamato Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni per smentire di averli mai offesi. Una mossa in vista di una futura alleanza politico-elettorale. L’obiettivo di Berlusconi è creare un centrodestra il più largo possibile, con Fi e FdI, ma anche con Ncd, i popolari di Mario Mauro e l’Udc di Pier Ferdinando Casini.

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