Politica

Mediaset e Marina Carte «segrete» del Cav

Dagli Usa le prove per la revisione del processo E l’erede è pronta alla discesa in campo

Mediaset e Marina, Berlusconi ha due carte «segrete» che giocherà molto presto. La possibile revisione del processo l’ha annunciata lui stesso durante il Consiglio nazionale. L’idea, invece, di candidare la figlia, smentita dalla diretta interessata più volte, è ancora «in costruzione». Ancora una volta aveva ragione Dudù. Il 6 novembre scorso, nella rubrica de Il Tempo ribattezzata col nome del più caro amico di Silvio, l’ennesima indiscrezione dettagliatissima aveva fatto detonare politica, magistratura e media: la partita del processo Mediaset è tutt’altro che chiusa. «S’avanzano testimoni americani sul processo-diritti. Arrivano prove schiaccianti che scagionerebbero Silvio», profetizzava Dudù sgranocchiando crocchette. «Sul processo Mediaset sono in arrivo importanti novità!» ha confermato Berlusconi ieri dal palco. Aggiungendo: «Questa sentenza sarà ribaltata con un ricorso alla Corte di giustizia Ue e con notizie nuove che abbiamo avuto». Uno dei suoi avvocati, Franco Coppi, ha confermato: «Stiamo valutando la possibilità di una revisione del processo Mediaset, ma siamo ancora in una fase di studio del materiale raccolto. Noi abbiamo sempre sostenuto che, anche se le sentenze si rispettano, questa sentenza è ingiusta». È evidente che Silvio «sente» in cuor suo di avere ancora una carta da giocare per dimostrare la «persecuzione» nei suoi confronti e per dare battaglia su interdizione e condanna. Obiettivo: revisione del processo. Ieri è riuscito a legare in un unico ragionamento i programmi di Magistratura Democratica e le esecuzioni di intere famiglie da parte dei più sanguinari regimi comunisti. Incombe un’altra lunga guerra. Ma il giorno della rinascita di Forza Italia ha un’altra protagonista assoluta dietro le quinte: Marina. La sua «discesa in campo» sarebbe ormai a un passo: lei avrebbe sciolto le riserve e sarebbe pronta a impegnarsi direttamente e con estrema determinazione al fianco del padre. L’esordio politico è previsto per il mese prossimo, in contemporanea, più o meno, con l’insediamento del nuovo segretario del Pd. Una mossa ormai obbligata: visto che l’obiettivo sono le elezioni in primavera, Berlusconi Silvio ci arriverebbe, salvo imprevisti, da incandidabile. Ma il brand vale milioni di voti: impossibile rinunciarvi. E dunque, a Berlusconi Marina toccherà tenere fermi gli elettori «berlusconiani» lì dove sono. Alfano lo sa benissimo, anche per questo ha accelerato sulla scissione. Nessuno (o quasi) tra falchi e lealisti infatti avrebbe da dire su una candidatura dell’attuale leader di Mondadori, invocata dai militanti e che ha sondaggi favorevoli. Che del resto sia tutto scritto lo dimostra l’organizzazione dell’evento di ieri. Nessuna bandiera, nessun festone. Atmosfera grigia, da passaggio formale e burocratico. Eppure, il team di esperti era quello di sempre. Tutto studiato per dare invece massima visibilità all’evento vero, l’ufficializzazione della «prospettiva». Ma a proposito del congresso Pd, anche questa tappa viene «attenzionata» dalle parti di Palazzo Grazioli. Una vittoria di Renzi finirebbe infatti per indebolire l’asse Napolitano-Letta-Alfano che è scosso da «grane» non di poco conto anche al suo interno. Il passaggio all’opposizione di Forza Italia, infatti, sposta decisamente a sinistra l’asse della maggioranza. E sul tavolo c’è una casella in che scatena appetiti: quella di Ministro dell’Economia. Saccomanni potrebbe accorgersi di avere gioito troppo presto delle disgrazie di Berlusconi. Fassina ha già fatto sapere di essere pronto a sostituirlo, anche in chiave «antirenziana». Che si concretizzi o meno il disegno, l’ipotesi è già un segnale del cambiamento del quadro politico, con il passaggio da un governo Pd-Pdl a un «Pd più altri» che modificherà completamente la politica economica. E allora? E allora la legge di stabilità sarà oggetto di una spietata opposizione da parte di Forza Italia, pronta a un martellamento incessante. Sul fronte europeo, mani libere per una campagna elettorale tutta all’attacco nei confronti delle politiche di rigore e del «direttorio di burocrati».

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