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Finmeccanica apre la sede ad Abu Dhabi

dall'inviatoFilippo Caleri DUBAI La nuova frontiera per il mercato della difesa e dell’aeronautica non è più a Ovest del mondo. I grandi clienti di alta tecnologia militare e di aviazione...

DUBAI La nuova frontiera per il mercato della difesa e dell’aeronautica non è più a Ovest del mondo. I grandi clienti di alta tecnologia militare e di aviazione commerciale sono oggi i ricchi stati del Golfo Persico. È per questo che il Salone aeronautico di Dubai, che apre i battenti oggi, è già diventato il passaggio obbligato dei costruttori mondiali del settore e un momento di incontro importante. Nella pista del nuovo scalo aereo della città degli Emirati, nato con la prospettiva di diventare grazie alle sue cinque piste che accoglieranno 160 milioni di passeggeri all’anno, il più grande hub del mondo, saranno esposti a beneficio di oltre 60 mila operatori specializzati ben 150 aeromobili. Sarà una sorta di vetrina del meglio che c’è sul mercato. A presentare i loro prodotti ci saranno oltre mille espositori tra i quali non poteva mancare l’italiana Finmeccanica che, a sei anni dall’apertura dell’ufficio di rappresentanza negli Emirati Arabi Uniti, ha inaugurato ieri la sua nuova sede ad Abu Dhabi a testimoniare l’importanza che attribuisce a questo luogo strategico. Un ufficio che ospita diverse aziende del gruppo con lo scopo di potenziare il coordinamento e la promozione delle attività commerciali nell’area, fornire migliore assistenza per l'esecuzione dei programmi in corso e supportare i servizi post-vendita. Una scelta strategica che si accorda con il mutamento della posizione geopolitica dei paesi che si affacciano sul Golfo. Per molti anni, infatti, a causa della presenza nella regione di importanti giacimenti petroliferi vitali per l’economia americana il mercato di riferimento per gli armamenti da difesa sono stati gli Stati Uniti. Una presenza quella delle aziende a stelle e strisce cresciuta esponenzialmente dopo la prima guerra in Iraq. Oggi le cose sono cambiate e i legami con i fornitori europei si stanno rafforzando. Washington sta applicando la sua spending review a bilancio del Pentagono e le minori risorse a disposizione sono concentrate in altre aree del pianeta come quella dell’est del Pacifico, dove gli Usa competono con la crescente potenza militare ed economica cinese. Questa situazione, abbinata alla riduzione dell’importanza strategica dei giacimenti di petrolio del Golfo per l’aumento della produzione in terra americana del gas estratto dalle pietre (il cosiddetto shale gas), sta determinando un rapido disimpegno militare delle forze Usa. Per non perdere la deterrenza nei confronti dell’Iran, dirimpettaio turbolento, gli emiri stanno rapidamente sostituendo il supporto americano con la tecnologia militare europea. Non solo. Gli spazi per far crescere ordini e fatturati sono ampi anche nel business dell’aviazione civile. Le tre compagnie emiratine Etihad, Qatar ed Emirates (una delle quali possibile socio di Alitalia nel prossimo futuro) sono le poche al mondo che registrano l’aumento delle quote di mercato e dei profitti. La scelta di far diventare Doha, Dubai e Abu Dhabi degli scali hub per le rotte di tutto il mondo sta pagando e la domanda di nuovi aerei è e resterà molto alta negli anni a venire. Una manna per Boeing e Airbus. Già oggi all’apertura del Salone i due colossi del settore si attendono nuovi ordini dalle compagnie locali. Intanto, però, nel Golfo gli affari si fanno anche in altri campi. La Fata Epc, divisione di Fata spa (azienda del Gruppo Finmeccanica) si è aggiudicata nei giorni scorsi un contratto per la costruzione di uno stabilimento per la produzione di acido cloridrico e soda caustica per un valore pari a 70 milioni di dollari.

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