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Riecco Bruxelles: la Stabilità non va

La Commissione boccia la manovra: debito troppo alto e rientro lento A rischio 3 miliardi di investimenti. Ma Letta: con solo tagli si muore

L’Italia torna nel mirino di Bruxelles. La Commissione europea punta l’indice contro la legge di Stabilità che «mette a rischio il rispetto dell’obiettivo di ridurre il debito nel 2014». E quindi non potrà usufruire della possibilità di fare investimenti. La normativa del Patto di stabilità prevede che i Paesi dell’Eurozona con deficit sotto il 3% del pil, possano deviare dall’obbligo di ridurre ulteriormente il deficit, pur restando sempre sotto il 3%, per fare investimenti favorevoli alla crescita. Per l'Italia questo spazio di manovra si è aperto con l'uscita dalla procedura per deficit eccessivo pochi mesi fa e questo dà la possibilità di fare investimenti produttivi per 3 miliardi senza che pesino sul calcolo del debito. Ora la possibilità di utilizzare questi fondi rischia di saltare. Il commissario Olli Rehn ha indicato al governo di Roma la strada da seguire: ovvero andare avanti con la spending review e accelerare le privatizzazioni con la vendita di asset pubblici. Se l'Italia farà «progressi sufficienti per ridurre il debito pubblico nel 2014, assicurando uno sforzo di bilancio in termini strutturali di almeno lo 0,5% del Pil», allora l’Italia potrebbe fare quegli investimenti sui quali ora Bruxelles ha posto il veto. Secondo la Commissione, il debito pubblico italiano dovrebbe toccare il record del 134% del Pil l'anno prossimo, per poi iniziare a scendere. Immediata la replica del ministro dell'Economia. Saccomanni ha precisato che «non c’è stata nessuna bocciatura» e che le misure richieste dall'Ue «sono già state prese in considerazione dal governo, determinato a rispettare i saldi». Puntuale anche il chiarimento che «non c'è bisogno di fare aggiustamenti sui bilanci in corso», ovvero non sarà necessaria una manovra bis. Quanto alla crescita del debito è stata determinata dalla «recessione e dall'accelerazione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione». Rassicurazioni anche dal premier. Letta ha ribadito che la manovra «è dentro le regole» e che l’anno prossimo il pil «avrà il segno più». Poi una critica alla logica seguita da Bruxelles che continua a spingere sul rigore senza rendersi conto che «troppo rigore soffoca la ripresa». In sostanza sia Letta che Sacomanni dcono che ai calcoli di Bruxelles mancano alcuni provvedimenti che daranno effetti positivi: la spending review, la riforma del sistema fiscale attraverso la delega che il Parlamento sta ormai per varare, il programma di privatizzazioni, il rientro dei capitali illecitamente detenuti all'estero, la rivalutazione delle quote del capitale della Banca d'Italia. Letta riferisce di aver bacchettato Berlino che è nel mirino di Bruxelles oltre che degli Stati Uniti per il surplus eccessivo. «Ai tedeschi ho detto guardate che avete voi il futuro dell'Europa sulle spalle. Ma gli ho anche detto che se restano forti da soli, resteranno così per poco e in un deserto». La legge di Stabilità non piace nemmeno ai sindacati. Ieri erano di nuovo in piazza per la giornata conclusiva delle manifestazioni che hanno scandito tutta la settimana. Dal governo per ora non arrivano segnali di attenzione aal richiesta del taglio delle tasse su lavoratori dipendenti e pensionati, ormai giudicato improcrastinabile, con cui far ripartire i redditi e da qui l'economia. Per lunedì è fissato un primo vertice informale, tra i leader di Cgil, Cisl e Uil per mettere a punto nuove forme di mobilitazione.

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