Politica

Letta e il Colle «blindano» il ministro Pd lacerato

Napolitano e Letta sembrano chiudere il caso Cancellieri. Il Capo dello Stato ieri ha ricevuto al Quirinale il Guardasigilli per parlare della questione carceraria e ha «auspicato l’ulteriore...

Napolitano e Letta sembrano chiudere il caso Cancellieri. Il Capo dello Stato ieri ha ricevuto al Quirinale il Guardasigilli per parlare della questione carceraria e ha «auspicato l’ulteriore sviluppo dell’azione di governo avviata dal ministro della Giustizia». Le sue parole sono state subito lette come una «blindatura» del ministro, così come la conferma arrivata da palazzo Chigi che la posizione del premier non è cambiata rispetto a due settimane fa. Ma la vicenda è tutt’altro che archiviata per il Pd. Matteo Renzi otto giorni fa aveva criticato la difesa del Guardasigilli decisa dai vertici del partito. E il sindaco non ha cambiato idea. «Non chiedo le dimissioni di nessuno, le dimissioni si danno», ha ribadito Renzi ai suoi, ma «se fossi stato al suo posto me ne sarei andato». E nel pieno della battaglia congressuale, i candidati sembrano piuttosto in sintonia, pur con toni diversi. «Penso sia utile che il ministro stesso col presidente del Consiglio verifichi se ci sono ancora le condizioni per andare avanti con serenità nel suo ruolo di Guardasigilli», ha spiegato Gianni Cuperlo. Per le dimissioni si sono espressi senza mezze misure sia Pippo Civati sia Gianni Pittella. La decisione sarà presa martedì all’assemblea del gruppo del Pd, alla vigilia del voto alla Camera sulla mozione di sfiducia del M5S stelle. Fuori discussione che il Pd voti la richiesta dell’opposizione, ma l’esito della discussione è tutt’altro che scontato. «Si valuterà alla luce delle novità», hanno spiegato fonti vicine a Epifani. Ammesso che martedì il governo sia ancora in piedi, viste le vicende interne al Pdl. Le ultime intercettazioni di Cancellieri con Antonino Ligresti hanno ridato fuoco alle polveri e nessuno intende sottovalutare la questione. Di certo il segretario questa volta non intende trovarsi scoperto, dopo le critiche che gli sono arrivate la scorsa settimana da Renzi. «Si discuterà, ci confronteremo e servirà un’assunzione di responsabilità collettiva», hanno sottolineato al Pd. Dunque qualsiasi cosa si decida nessuno potrà poi smarcarsi sui giornali o in tv. In campo renziano la prospettiva è però rovesciata. «La nostra posizione è chiara, se il segretario dà una linea di partito ci atteniamo», hanno spiegato da Firenze, «se invece si impostasse la vicenda come una questione di coscienza allora noi siamo per le dimissioni». Ma l’insofferenza monta. «Come si fa a dire che chi chiede chiarezza vuole colpire il governo? La posizione del ministro è sempre meno sostenibile», ha sottolineato Paolo Gentiloni. A rimettere la palla sul campo di Letta, e a vincolarre la linea del Pd alla scelta del premier, è però Massimo D’Alema. «Ci può essere una valutazione di opportunità ed è bene che la faccia il presidente del Consiglio, ma non siamo di fronte a fatti illeciti», ha assicurato, «il Pd deve affidare a lui una valutazione e su quella base condursi in Parlamento».

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