Prima ha parlato con Alfano e i ministri del Pdl rilanciando la necessità di un partito unito ed equilibrato. Poi ha discusso con i falchi e ha constatato l’impossibilità di frenare il treno in corsa. Silvio Berlusconi ci ha provato. Ma la scissione sembra ormai inevitabile. Annunciata dallo stesso Alfano. I numeri: i governativi sarebbero 23 alla Camera e 37 al Senato, in grado, dunque, di tenere in vita il governo Letta. Sempre che nella notte non si arrivi a una mediazione. Berlusconi ha mostrato insofferenza e ha bacchettato i parlamentari, a cui ha mandato una lettera. Ha perso la pazienza il Cavaliere: «Voglio vedere in faccia i traditori» avrebbe detto ai fedelissimi. Ha chiesto di aprire un confronto al Consiglio nazionale di oggi a Roma. Poi ognuno sceglierà che strada prendere. Se restare o uscire dal partito. «Dopo aver parlato e ascoltato decideremo insieme il nostro futuro. Ognuno, dopo aver parlato ed ascoltato, sarà libero di fare le sue scelte. Ricordandosi della responsabilità che il voto di milioni di persone ci ha affidato e che a loro e solo a loro ognuno di noi è chiamato a rispondere del proprio operato» ha scritto l’ex premier. Il Cavaliere non usa mezzi termini: «Chi non si riconosce più nei valori del nostro movimento è libero di andarsene». Ma avverte: «Chi ancora ci crede ha il dovere di restare e combattere perché questi valori trionfino finalmente nel nostro Paese. Perché ora più che mai, in questo momento buio per l’economia e per la giustizia, ora più che mai tutti insieme dobbiamo difendere la nostra libertà, dobbiamo batterci con Forza Italia, perché siamo convinti che la difesa della libertà è la missione più alta, più nobile e più entusiasmante che ci sia». Il messaggio politico non cambia ma stavolta tenta anche di tranquillizzare le colombe. Tra le righe si legge l’intenzione del Cavaliere di non affidare il partito ai falchi, a quelli che Cicchitto e company hanno definito «estremisti»: «Domani (oggi) dal palco del Consiglio nazionale ripeterò quello che ho già detto più e più volte, fino allo sfinimento. Forza Italia è la casa di tutti, di coloro che hanno contribuito a fondarla, di coloro che si sono spesi per farla crescere, di quelli che vi hanno aderito o decideranno, spero, di aderirvi nel prossimo futuro. È la casa di chi crede nella grande forza dei moderati italiani. È la casa di chi antepone l’amore all’odio, di chi non coltiva l’invidia e la maldicenza, di tutti coloro che all’egoismo e ai piccoli, talvolta meschini, interessi personali antepongono sempre il bene comune. Su questi valori, venti anni fa, ho fondato Forza Italia. Non cambierò io, non cambierà Forza Italia. Se così non fosse, se Forza Italia diventasse qualcosa di diverso, di piccolo e meschino, se diventasse preda di una oligarchia, se rischiasse una deriva estremista, sarei io che l’ho fondata a non riconoscermi più in questo progetto». Lo sguardo è rivolto all’assemblea di oggi al Palazzo dei Congressi dell’Eur: «Dal palco ripeterò ancora una volta le ragioni per cui è indispensabile restare uniti e lottare insieme, noi moderati per unire i moderati. Domani (oggi) sarà l’occasione per confrontarci e discutere. Come si fa in ogni famiglia. Ognuno porterà le sue idee. Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo al disegno comune. Con civiltà, senza pregiudizi, senza retro pensieri». L’ex premier insiste sulla necessità del dialogo: «Domani (oggi) sarà il momento del confronto, davanti ai nostri elettori, perché a loro, ricordiamolo sempre, dobbiamo la nostra lealtà e a loro dobbiamo garantire il nostro impegno. Ho sentito parlare di raccolte di firme tra i nostri parlamentari: le uniche firme che a me interessano sono quelle di milioni di donne e di uomini che hanno creduto e credono in noi. E che nelle urne ci hanno concesso la loro fiducia». Insomma, il Cavaliere chiede a tutti di evitare battaglie personali. Oggi, ribadisce Berlusconi nella lettera ai parlamentari del Pdl, è «il giorno in cui insieme sanciremo il ritorno a Forza Italia». E qui arriva un’altra bacchettata ai «governativi»: «È l’arrivo di un cammino che abbiamo deciso insieme nei mesi passati. Dietro di me, nella foto di famiglia, quel 19 settembre, meno di due mesi fa, mentre inauguravamo la nuova sede del partito, c’erano tutti i dirigenti del nostro grande movimento». Infine l’ultima stilettata, diretta a falchi e colombe. «Ora vi chiedo: dopo lo spettacolo che la nostra classe dirigente ha offerto in questi ultimi giorni, perché un padre di famiglia, una donna, un giovane dovrebbe raccogliere questo appello? Perché i moderati italiani dovrebbero unirsi a noi, quando fossimo noi i primi a dividerci? In questi giorni ho ascoltato le ragioni di tutti. Con la pazienza che tutti mi riconoscono, ho cercato di trovare soluzioni che uniscano, spesso senza comprendere neppure le ragioni di una divisione». Per questo, è ancora l’invito dell’ex premier, la «missione principale» di Forza Italia è «costruire il nostro Paese come un Paese dove nessuno possa temere se va al Governo il suo avversario politico, un Paese dove lo Stato e le sue istituzioni siano sentite come la casa di tutti e non invece come un nemico».
E il Cavaliere perde la pazienza
IncontriBerlusconi bacchetta falchi e colombe e chiede unità «Basta con questo spettacolo, lavoriamo insieme per i nostri valori»