Falchi, colombe e indecisi? Magari fosse così semplice. È bastata la pubblicazione da parte de Il Tempo dell’elenco con i vari schieramenti in vista del Consiglio nazionale per causare un terremoto nel Pdl. Fin dal mattino nella nostra redazione il telefono ha squillato a ripetizione. Qualche rettifica, come prevedibile: difficile non fare errori con oltre 800 nomi da «posizionare». Ma anche molte conferme. In definitiva, rispetto a quanto anticipato, ci sarebbe qualche colomba in più. E il rischio per i falchi di non arrivare ai due tezi degli aventi diritto al voto per trasformare il Pdl in Forza Italia si fa concreto. Ma a venire fuori è soprattutto il quadro di un partito lacerato. A livello locale più che a quello nazionale. Di seguito i casi più «spinosi». ABRUZZO Nella regione di Quagliariello più colombe del previsto. A causare lo «smottamento» la rottura del sodalizio tra il Governatore Chiodi e il deputato Gianni Tancredi, che avrebbe portato tra gli alfaniani i vari Valter Catarra, Angelo Di Paolo, Umberto Di Primio, Rita Ettorre, Carlo Masci, Nicola Mincone, Lanfranco Venturoni, Pasqualino Di Cristofaro e Salvatore Orsini. Ancora indecisi, invece, sarebbero Luigi Albore Mascia, Maurizio Brucchi, Angelo Faieta, Antonio Prospero, Camillo Savini e Lorenzo Sospiri. Aggiornando i nostri dati, gli abruzzesi si dividerebbero precisamente a metà tra governativi e «Fitto-boys». EMILIA ROMAGNA Secondo il coordinatore regionale Filippo Berselli, falchi e colombe sarebbero esattamente alla pari. In realtà, secondo quanto pubblicato da Il Tempo , la linea lealista è in netto vantaggio. E c’è chi, come il capogruppo provinciale di Modena, Dante Mazzi, smentisce l’adesione agli alfaniani: «Non sono né falco né colomba, piuttosto un allocco - scherza - perché dedico ancora tutto il mio impegno al territorio. In ogni caso ho dato la mia preadesione al documento del Presidente Berlusconi. Non avrei mai potuto mettere il mio nome sotto quello di Carlo Giovanardi». A buon intenditor... Conclusione piccata: «Sa perché le "colombe" vogliono restare nel Pdl anche se nasce Forza Italia? A loro interessano solo i soldi dei rimborsi elettorali»... LIGURIA Giovanardi non è l’unico «ras» locale a non essere profeta in patria. Vedasi la Liguria. Sul banco degli imputati Claudio Scajola. Il consigliere regionale Matteo Rosso, infatti, avrebbe dichiarato la sua adesione ai «lealisti», ma al tempo stesso si sarebbe rifiutato di firmare il documento per non figurare accanto a Scajola. Stessa posizione per Roberto Bagnasco. Mentre Gino Garibaldi, Eugenio Minasso e Alessio Saso, inizialmente considerati indecisi, si sarebbero schierati con gli alfaniani. Da questo caos ha preferito fuggire il senatore Luigi Grillo, ligure d’adozione ma eletto a febbraio in Puglia. Pur se nella terra «fittiana» per eccellenza, avrebbe scelto di fare il grande passo e schierarsi con i governativi. MARCHE «Colombe», nella regione del centro, sembra quasi un insulto. Tanti, infatti, ci hanno chiamato per smentire la loro adesione agli alfaniani. Si iscrivono quindi al partito dei falchi Daniele Berardinelli, Francesca Falcioni e il consigliere regionale Umberto Trenta. Con quest’ultimo che merita una citazione a parte. Telefona furioso in serata: «Come vi siete permessi di inserirmi tra le colombe? Dal 1994 io sono sempre stato con il Presidente Berlusconi! Scrivetelo chiaramente!». Accontentato. Altra segnalazione per il consigliere regionale Enzo Marangoni, che ha sottoscritto entrambe le mozioni. In ordine di tempo prima quella governativa e poi la «lealista». Hai visto mai... GLI EX AN Ci sarebbero poi quelli che non sono né falchi né colombe, semmai «mezzi falchi». Si tratta degli esponenti vicini ai mediatori Gasparri e Matteoli. Sono tanti, specie al nord. Alcuni di loro, come l’assessore veneto Elena Donezzan, il membro lombardo della Direzione nazionale Vittorio Pesato o il vicecapogruppo regionale dell’Emilia Romagna Galeazzo Bignami, provengono da An e si sono riuniti nel think-thank Patrioti d’Italia. Sostanzialmente aderiscono alla linea di Berlusconi, chiedendo però con maggiore forza la rottura col governo e guardando con scetticismo al ritorno a Forza Italia. «Il sogno - spiega Pesato - è formare un grande partito di centrodestra che comprenda anche la Lega di Tosi, La Destra e Fratelli d’Italia». Il grido di battaglia è «verso un partito #NeoRep», che si ispiri ai repubblicani Usa. Chiusura con fendente ad Alfano: «Con tutto il rispetto, il leader del centrodestra deve venire dal Nord, è lì che abbiamo il nostro tessuto elettorale». VARIE ED EVENTUALI Ci comunicano e segnaliamo: Cesare Cursi, membro laziale della Direzione Nazionale, si è schierato con Alfano. Così come il deputato regionale siciliano Vincenzo Antonio Fontana. Sempre dall’isola, giunge voce che Salvatore Domenico Pogliese e Francesco Catanoso Genoese siano indecisi e non falchi. A livello nazionale le stime aggiornate danno le colombe in leggero recupero, verso il 30% delle firme. Ma fino a domani il quadro può ancora cambiare.
Faide, dispetti, bugie e doppie firme Panico nel Pdl dopo l’elenco de Il Tempo
In Liguria i pro-Silvio non firmano il documento-Fitto: «Mai con Scajola»