Quanta sensibilità nei confronti delle minorenni e delle madri da salvaguardare! La senatrice Pezzopane ci chiede, a noi giornaliste donne, che abbiamo lottato per la nostra emancipazione, più responsabilità nell’operazione verità per non privare le baby squillo (sarà pure brutto chiamarle così ma tant’è) della loro dignità. A cominciare dalla divulgazione delle telefonate delle due ragazzine e dei particolari scabrosi con gli sfruttatori. Parole che trovano la sponda del presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, che chiede di «smetterla con questa disgustosa gara» fra testate tv e della carta stampata a «chi fornisce il particolare più disgustoso per garantire audience e ipotetici riscontri in edicola». Il presidente, nonchè collega Iacopino, conosce il senso della notizia e sa bene che stiamo facendo il nostro mestiere con la serietà di professionisti e il sentimento di papà e mamme, quali siamo. Ed è per questo che, cara senatrice, ci siamo chiesti, fin da subito, perché in questa storia compaiono adolescenti (ormai ex) bruciate e sbandate, madri disperate o dissennate, maiali che insozzano il corpo ancora non sbocciato di ragazzine, e non compaiono uomini veri. Quello che dovrebbero essere i padri di quelle adolescenti, colpiti da sindrome di assenteismo cronico, incapacità educativa e zero autorità paterna. Come madri riteniamo di essere state probabilmente fortunate ma di aver comunque esercitato il nostro ruolo nel modo più responsabile possibile, aiutando le nostre figlie a discernere la differenza tra bene e male, dipendenza e libertà. Ma soprattutto, insieme ai loro padri, abbiamo fatto, facciamo e faremo fino all’ultimo, i genitori. Educando e amando i nostri figli, femmine e maschi (non meno fragili, non meno bisognosi). Non ci piacciono dunque i richiami moralistici, anche perché avremmo voluto sentire le stesse parole, quando si sbirciava nel buco della serratura della stanza da letto di Berlusconi, quando si trascrivevano le intercettazioni delle «olgettine» che non erano minorenni ma facevano le stesse cose delle baby squillo per una borsa griffata o l’affitto di casa. Nessuno si è mai preoccupato della dignità di Ruby o di Noemi, nessuno ci ha mai accusato di condurre un’operazione voyeuristica quando si pubblicavano i loro sms. Non condividiamo nemmeno che si parli di decadenza culturale per colpa di modelli estranei alla famiglia. Quella delle baby squillo è una storiaccia che non riguarda, purtroppo, soltanto Roma. Forse parlarne serve a far svegliare quei genitori che fingono di non sapere che deriva hanno preso le loro figlie... Non è il gusto del pruriginoso. Per il giornalista esiste l'etica oltre al dovere di fare corretta informazione. Sempre. Non soltanto quando piace alla sinistra.
È giusto informare No alla moralità ad orologeria
di Sarina BiraghiQuanta sensibilità nei confronti delle minorenni e delle madri da salvaguardare! La senatrice Pezzopane ci chiede, a noi giornaliste donne, che abbiamo lottato per la nostra...