Dedicato alle mamme, e ai papà distratti. A quanti pensano che tocca sempre a qualcun altro fare i conti con la dannazione e il tormento per non essersi accorti che la loro creatura s’è venduta per un borsa griffata, un tacco dodici o una ricarica del cellulare. A forza di leggere intercettazioni stomachevoli, ripugnanti sms, carte giudiziarie sulle baby prostitute della Roma-bene, ai bravi cronisti sempre fra i piedi a un certo punto è venuto il voltastomaco. Anche perché i lettori non possono leggere ciò che è assolutamente vietato pubblicare. Non hanno la possibilità di visionare i video e le foto di quest’inchiesta choc. Non immaginano quel che combinano i nostri figli sui social network, dentro le chat, nei blog per liceali. E così l’ansia da scoop, e da «buco» alla concorrenza, ha lasciato spazio a un pensiero comune: cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per provare ad allertare i genitori? Raccontare la verità, pari pari, così com’è. E allora prendiamo la più giovane delle nostre collaboratrici, la indottriniamo con un bignami di verbali dell’orrore, e la spacciamo in rete per una studentezza a caccia di emozioni ben retribuite. Prima, però, acquisitiamo un telefonino, una scheda sim, iscriviamo la nostra Sofia su bacheche virtuali specificando che è una diplomanda, impegnata negli studi, e che in cambio di soldi e regali è libera in orari non scolastici e solo nel week end perché mamma e papà sono fuori. Il risultato? Agghiacciante. Andate a pagina 4, leggete tutto d’un fiato, dopodiché date un’occhiata ai vostri ragazzi e ai loro computer. Perché quanto accaduto a Sofia può accadere a tutti. E tutti vuol dire tutti.
Può accadere anche a voi
di Gian Marco ChiocciDedicato alle mamme, e ai papà distratti. A quanti pensano che tocca sempre a qualcun altro fare i conti con la dannazione e il tormento per non essersi accorti che la loro...