Politica

Il Cav avverte Alfano: «Basta stare col Pd»

Berlusconi ai «babyfalchi» del partito: «Se decado, stop alla collaborazione»

Avverte Alfano e il governo: con la decadenza stop alla collaborazione. È un Silvio Berlusconi che non lascia spazio a mediazioni quello che si presenta ai «baby falchi» chiamati a raccolta da Daniela Santanchè nella sede del partito. L'ex premier chiama in causa i governativi del Pdl: «Da noi - dice - ci sono i cinque ministri che amano fare i ministri "diversamente", ci sono i senatori che godono del titolo nobiliare di senatori che, dopo sette mesi, temono di non essere rimessi in lista. Tutto - aggiunge ancora Berlusconi - è comprensibile. Immaginate il dolore che mi attanaglia, faccio di tutto per tenere uniti i moderati da vent’anni, che sono la maggioranza. Poi - dice l'ex premier - arriva sempre qualcuno che divide». Il Cavaliere si rivolge anche alla sinistra («incredibile che un partito alleato al governo con noi voglia far fuori il leader di questo partito» e "spara" sulle colombe: «Come possono chiedere ai nostri ministri e ai senatori di continuare a collaborare al governo quando loro si rendono responsabili dell'omicidio politico del leader del Pdl? Vogliono - spiega - eliminare chi è stato un ostacolo per vent'anni alla presa definitiva del potere da parte della sinistra». Infine la volonta' di non arretrare: pensavo - sottolinea il Cavaliere - di sedermi sulle panchine dei giardinetti pubblici ma sono ancora qui, giovane nel cuore e nei propositi e determinato ancora una volta a scendere in campo». Intanto l’ultima manovra che i falchi accreditano al Cavaliere, è quella finalizzata a recuperare a tutti i costi aAlfano, facendolo rientrare sotto la sua ala protettrice, e abbandonare tutti gli altri, ministri e parlamentari «governativi». Una manovra che però le «colombe» smentiscono categoricamente: Angelino vuole l’unità del partito – replicano - mai e poi mai accetterebbe una proposta del genere. «E poi – ragiona una delle colombe di palazzo Madama – i lealisti se lo mettano in testa, questo governo non cadrà, non lo faremo cadere. E se si arriva a una prova di forza la data delle possibili elezioni slitterebbe anche più in là del 2015, Letta potrebbe arrivare a fine legislatura, al 2016». Così, a tre giorni dalla data del Consiglio Nazionale di sabato, i rapporti di forza tra le due fazioni del Pdl sembrano ormai consolidate: su 850 delegati, circa 500 sono schierati con Raffaele Fitto e 300 con il segretario. Un numero che comunque consentirebbe agli «Innovatori» di impedire l’approvazione dello statuto, che deve avere il voto favorevole della maggioranza dei due terzi dell’assemblea. E quindi di impedire il passaggio a Forza Italia. Un rischio che il Cavaliere non vuole correre ed è per questo che, secondo quanto sostengono i parlamentari di Alfano, sta cercando in tutti i modi di scongiurare la scissione. Il terreno di scontro resta però sempre quello sulla decadenza. Il Cavaliere non sopporta l’idea che il Pd decida la sua esclusione dalla vita politica. E non sopporta che una parte del suo partito accetti, pur di restare al governo, questa linea. Per questo sta pensando di togliere dal tavolo del Consiglio Nazionale il tema della decadenza, discutendo solo della legge di stabilità e del passaggio a Forza Italia.

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