Politica

Divisi al congresso Niente accordo tra i Dem romani

Vincenzo Bisbiglia Ancora 24 ore per trovare un accordo per il plebiscito. Ma intanto, almeno formalmente, si vota. Il Pd romano andrà in congresso, domani presso l’Aran Hotel Mantegna in zona ex...

Ancora 24 ore per trovare un accordo per il plebiscito. Ma intanto, almeno formalmente, si vota. Il Pd romano andrà in congresso, domani presso l’Aran Hotel Mantegna in zona ex Fiera di Roma (location ancora da confermare). Lionello Cosentino, che porta con sé il maggior numero di delegati, non è riuscito a chiudere l’accordo politico con il suo sfidante principale, il giovane Tommaso Giuntella. Nonostante l’ex assessore regionale avesse offerto al suo rivale addirittura la segreteria del partito, ritagliandosi un ruolo di «garante» alla presidenza del partito, con il vicesegretariato concesso al terzo incomodo, il renziano Tobia Zevi. Evidentemente la partita si gioca anche in prospettiva: solitamente il segretario romano è anche in pole position per un posto in Parlamento alle elezioni politiche successive, garanzia che potrebbe essere stata richiesta proprio da Cosentino in cambio della segreteria ceduta a Giuntella. Comunque vada, come detto, c’è ancora tempo fino a questa notte (e anche domattina) per trovare la quadra. Anche se per ora «è tutto in alto mare», come dicono i bene informati. Tutti, però, sono d’accordo nel dire che una vittoria dell’uno o dell’altro segretario per una manciata di voti porterebbe al varo di una segreteria zoppa, che spaccherebbe ulteriormente il partito invece di ricompattarlo. «Più che con uno o l’altro candidato - spiega proprio Lionello Cosentino - mi piacerebbe trovare un accordo con tutti, in modo che ognuno possa mettere la faccia nel nuovo assetto del partito. Io personalmente continuo a spingere per vedere se ci sono le condizioni per una gestione unitaria del partito. Spero che si possano finalmente archiviare le tensioni, che si sono registrate anche durante il voto in alcuni circoli, e si possa arrivare ad una svolta. In questi giorni sto avendo contatti con tutti». Replica Tommaso Giuntella: «È auspicabile l’unitarietà del partito ma questo deve sottostare a un’unità di un progetto politico». Per comprendere bene la situazione, è bene fare un po’ di conti. I delegati che si troveranno all’Aran Mantegna saranno 398 e voteranno a scrutinio segreto. L’assemblea sarà composta dai 182 delegati eletti da Cosentino, i 137 di Giuntella, i 61 di Tobia Zevi e i 18 della civatiana Lucia Zabatta: contando tutti presenti la soglia da raggiungere per essere proclamato segretario sarà di 200 voti (sui 398 totali). Le ipotesi sono molteplici: i due sfidanti potrebbero tentare di racimolare preferenze tra i delegati di Zevi e quelli della Zabatta, che però potrebbero optare per l’astensione. Soprattutto i renziani, il vero ago della bilancia, risultano spaccati a metà e potrebbero optare per la «scheda bianca» proprio per non danneggiare l’immagine nella Capitale del sindaco di Firenze. Nel frattempo, ieri c’è stata anche la presa di posizione dei cosiddetti Pop-Dem, che sosteranno Cosentino: dichiarato «finito il giro di prova» per «ripartire con Marino», l’area popolare del Pd ha stilato un vademecum di cinque punti per rilanciare il partito: «L’azione politica del Pd dovrà muoversi attraverso: il ruolo centrale dei Circoli; la costituzione dell’Assemblea dei Circoli e degli amministratori municipali, lo snellimento degli organismi statutari; la revisione delle procedure di iscrizione e tesseramento; individuazione di proposte del Pd sui temi fondamentali per la vita della città da sottoporre a primarie tematiche; l’istituzione di laboratori di formazione politica e amministrativa per militanti, iscritti, dirigenti di partito e aspiranti candidati». «Il nuovo Pd di Roma guidato da Cosentino potrà così dare sostegno all’azione del sindaco Ignazio Marino – concludono i popolari Enrico Gasbarra, Gianfranco Zampelli, Mirko Coratti, Maurizio Policastro e Daniela Tiburzi - che tutti insieme dobbiamo aiutare a ripartire con grande slancio perché le emergenze della città sono complesse, nuove, straordinarie e richiedono interventi altrettanto decisi».

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