Il Congresso del Pse e il caos tessere continuano a dettare l’agenda del Pd. «Il compito della sinistra non è discutere sul Pse e di Fioroni, ma il nostro compito è considerarci parte di un campo che vogliamo allargare», dice Gianni Cuperlo. «La domanda vera è: questo partito che idea vuole mettere in campo per il Paese? Cosa pensiamo di un modello di sviluppo sostenibile? Un partito della sinistra dev’essere dentro questa discussione. Sono convinto che l’idea iniziale, ossia unire i diversi riformismi, fosse giusta. Ora cerchiamo di discutere, cerchiamo di ragionare sul Paese, su chi siamo noi». Fioroni però continua a lanciare l’allarme e parla di «vocazione peggioritaria» e avverte: per il Pd «l’ingresso nel Pse configura un altro approccio: la sinistra fa la sinistra e concorre a costruire un’alleanza per il cambiamento. È il ritorno al primo centrosinistra del ’96. Il Pd doveva superare i limiti di quella stagione». Fioroni annota che «Cuperlo sceglie la via del ragionamento mentre altri, in nome della novità, si rifugiano nel silenzio». Sul tesseramento, invece, Cuperlo dice che «il problema della trasparenza nel Pd non è fisiologico, ma rimane un fatto imbarazzante e angosciante. Chi deve vigilare lo faccia senza guardare a chi beneficiato delle irregolarità». Da Genova Pippo Civati ostenta sicurezza: «Matteo Renzi perderà. Mi aspetto una sorpresa». Civati ammette poi che «è stato sorprentente scoprirsi al governo con Berlusconi. Il cambiamento è stato tale che abbiamo lo stesso Presidente della Repubblica, la stessa maggioranza e un governo che ha le stesse difficoltà degli ultimi sei mesi di Monti. Ci siamo mortificati da troppi anni perché è una vita che mediamo e alla fine ci siamo un po’ persi. Bisogna ritrovare quanto meno un profilo in modo che uno sappia dov’è il Pd». Civati poi stigmatizza l’attesa per l’implosione del Pdl: «Mancano passione e convinzione. Mi pare che siamo tutti un po' svenuti: aspettiamo Alfano, Formigoni è diventato un interlocutore». Civati poi «salva» Prodi: «Mi auguro che anche nel 2014 abbia la tessera del Pd. Dal suo governo sono arrivati i soli provvedimenti in favore dei giovani degli ultimi vent’anni. Se sarò segretario potrò presentare a Prodi un partito in cui tutto il gruppo dirigente non è dei 101, in cui tutti si riconoscono nell’Ulivo e nel motivo fondamentale per cui sia lui che Rodotà sono stati fatti fuori e cioè che entrambi sono alternativi alle grandi intese. Sia Prodi sia Rodotà erano i candidati al Quirinale che non ci avrebbero fatto andare con Berlusconi al governo. Credo - rilancia Civati - che gli elettori del centrosinista vogliano che figure come Prodi e Rodotà siano interlocutori di un unico schieramento politico».
Civati: «Renzi non vincerà. Prodi è un patrimonio»
Il Congresso del Pse e il caos tessere continuano a dettare l’agenda del Pd. «Il compito della sinistra non è discutere sul Pse e di Fioroni, ma il nostro compito è considerarci parte di un campo...