Politica

Tessere-fotocopia, Pd ciociaro nel caos

Nella provincia di Frosinone sospesi 25 congressi dei Democratici In alcuni circoli iscrizioni aumentate del 450%. Renziani all’attacco

Tutti contro tutti. Nel Partito Democratico della provincia di Frosinone regna il caos. E oltre un terzo dei congressi di circolo sono da ripetere. Quando? Ancora non si sa. Tutto nasce dalla denuncia di brogli e «compravendita di tessere» su 25 congressi lanciata dai candidati alla segreteria provinciale Sara Battisti, Alessandro Martini e Mario D’Alessandro, che fanno riferimento rispettivamente a Pippo Civati, Matteo Renzi e Gianni Cuperlo. Che il 31 ottobre scorso si sono autosospesi dalla corsa, facendo svolgere le assemblee restanti con un solo candidato (Salvo Costanzo, appoggiato dalla corrente che sostiene l’europarlamentare Francesco De Angelis) e in gran parte senza la presenza dei garanti del partito. Questi congressi tre giorni fa sono stati dichiarati non validi dalla Commissione di garanzia del partito, che non poteva permettersi di avallarli in queste condizioni. Ma cosa è successo di preciso? «È successo – affermano - quello che sta accadendo in tutta Italia, ovvero all’apertura della fase congressuale ci sono casi evidenti di anomalie sulle tessere, convocazione di congressi senza le modalità corrette, con convocazioni lampo senza dibattito, garanti che condizionano l’esito dei congressi. Noi avevamo già fatto un appello in precedenza. Nessuno ci ha ascoltato per questo abbiamo deciso di sospenderci e chiedere l’annullamento del congresso». Martini, di area renziana spiega: «Qui la situazione è particolare, non ci sono più le condizioni politiche per fare un congresso sereno. Un po’ in linea con le altre realtà ci sono fenomeni che hanno sfasato la base degli iscritti del Pd». Circoli in cui sono state «impedite» le iscrizioni di persone volenterose, altri in cui orde di aspiranti elettori hanno riempito i congressi locali: «Ci sono picchi del 450 per cento – spiega – in realtà piccole dove questo aumento non può essere giustificato nemmeno col numero degli abitanti della città». All’Isola del Liri, racconta il candidato, sono state trovate tessere fatte su fotocopie di moduli in bianco. «In altre realtà – aggiunge – come a Roccasecca, improvvisamente 20 minuti prima della chiusura del voto sono arrivate cento persone in fila portate lì a cambiare l’esito del congresso». Venerdì la commissione provinciale, presieduta da Anna Margherita Miotto, ha disposto la ripetizione dei 25 congressi che si sono svolti dopo il ritiro dei contestatori ed assicurato che «saranno presi in considerazioni i ricorsi e analizzate le anomalie». A questo punto Battisti, Martini e D’Alessandro hanno deciso di ritirare la sospensione e riposizionare i loro nomi sulle schede. Da Frosinone torniamo a Roma, dove se ne sono viste di tutti i colori. Nella Capitale la voglia di sanare le figuracce territoriali degli ultimi 10 giorni e la necessità di ricompattare il partito stanno spingendo Lionello Cosentino e Tommaso Giuntella allo stesso tavolo in cerca di un accordo politico. Un tavolo al quale sono seduti anche i renziani di ferro, che fin da subito hanno dichiarato di votare Cosentino o stanno addirittura collaborando con l’ex assessore regionale (vedi Silvio Di Francia). Gli incontri e le telefonate proseguono, l’impressione è che si possa trovare un accordo a tre, o addirittura a quattro, già entro il fine settimana, in modo da arrivare al Congresso di mercoledì (e non più martedì) con il ritiro di Giuntella e la mozione unica pro Cosentino. Giuntella ovviamente non commenta, ma comunque accenna: «Le varie anime del partito devono comprendere che nessuna delle mozioni ha vinto, nemmeno quella di Cosentino, che ha preso meno della metà dei voti. E siccome siamo tutti dello stesso partito, è necessario che la proposta politica sia diversificata». Anche perché, dopo le risse, le truppe cammellate, gli insulti e le denunce di irregolarità, in molti considerano questo Congresso già falsato in partenza e, sempre secondo coloro che propendono per le «larghe intese», sarebbe anche un’ottima operazione d’immagine mettere da parte le contrapposizioni e arrivare alla mozione unitaria. Caos anche a Cosenza. L’Area Renzi del capoluogo calabrese non riconosce l’elezione a segretario di Luigi Guglielmelli (area Cuperlo) perché il congresso si è svolto «per il 90% con un solo candidato e perché c’è stata una impraticabilità democratica». I renziani sostenevano la candidatura a segretario provinciale dell'ex deputato Franco Laratta che poi si è ritirato denunciando irregolarità nello svolgimento del congresso. Negli ambienti dell’area Renzi si è appreso anche che in Calabria è in arrivo un «garante che dovrà sovrintendere ai lavori delle commissioni di garanzia, sia regionale che provinciali». Nel corso dell'assemblea di tre giorni fa è stato anche evidenziato che «la commissione nazionale, pur contraddicendosi, ha dato ragione ad una gran parte dei nostri ricorsi relativi a irregolarità nel corso dei congressi di circolo».

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