Politica

Quei padri troppo assenti

di Sarina BiraghiRagazzine defraudate dell’adolescenza, uomini perversi, mamme carnefici e mamme disperate. Assenti totali i padri, troppo impegnati nel lavoro o troppo «lontani»? Dove sono quelli...

Ragazzine defraudate dell’adolescenza, uomini perversi, mamme carnefici e mamme disperate. Assenti totali i padri, troppo impegnati nel lavoro o troppo «lontani»? Dove sono quelli di Angela e Mary (nomi rigorosamente inventati), le baby squillo dei Parioli? Questa storiaccia ha una narrazione tutta al femminile se si esclude la presenza di «maiali», perché così definirei gli uomini che provano eccitazione, gradimento, soddisfazione pagando per rapporti intimi con prostitute poco più di bambine. Non compaiono i padri, non hanno parole, non hanno rimorsi, forse hanno la coscienza sporca. Ci sono le mamme ma non bastano, manca la famiglia. Non si nasce genitori, lo si diventa e si cambia nel corso del tempo mantenendo (anche quando ci si separa o si divorzia) lo stesso principio: l’amore. Perché i ragazzini di oggi saranno pure «nativi digitali», piccoli geni del telecomando o del mouse, ma hanno bisogno sempre e comunque del nostro amore. È semplice insegnare a un bambino la parola mamma, a mangiare, ad allacciarsi le scarpe, a soffiarsi il naso o andare in bici. Si è ancora genitori quando i piccoli diventano adolescenti, quando non ci vogliono parlare, quando si vestono come vogliono, quando si chiudono in cameretta con le cuffie con la musica a palla, quando non vengono più al mare con noi, quando scelgono una facoltà che non ci piace. Soprattutto quando iniziano a scoprire e a vivere la loro sessualità. Forse potremmo apparire bigotti a parlare di valore della verginità, ma è un momento che andrebbe legato all’amore, da non svendere e tantomeno vendere. È in questi casi che dobbiamo dare risposte, argomentazioni senza paura e punizioni, insegnare quei valori che ci hanno reso adulti, che resteranno per sempre, che un domani serviranno non soltanto per conquistare l’indipendenza, ma la libertà. Oggi c’è Internet (subdolo e incontrollabile se lasciamo i nostri figli soli col pc), il consumismo, l’avere e non l’essere, l’estetica e non l’etica. Ma non possiamo pensare che la scuola, le leggi, gli altri svolgano il nostro ruolo. Siamo noi i genitori e anche i «controllori» dei nostri figli. E loro se lo aspettano, lo vogliono, perché questa è la differenza tra genitori e figli. Loro, che non sono una nostra proprietà, ma persone indipendenti che amiamo da morire. Loro, figli di mamma e papà, non perfetti sconosciuti.

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