«Non puntiamo ai soldi della Fondazione né ai seggi di Bruxelles. L’unica cosa che vogliamo è riallacciare i fili di una tradizione che, 4 anni fa, fu ingiustamente interrotta». Il giorno dopo la costituzione ufficiale del Movimento per Alleanza Nazionale, Adriana Poli Bortone ripercorre le ragioni che hanno portato alla «reunion» aennina e sprona i potenziali alleati di Fratelli d’Italia: «Non ci sono ragioni per rimanere divisi, torniamo a dare una casa agli elettori di destra». Poli Bortone, che effetto le ha fatto rivedere tutte quelle bandiere di An? «Mi si è stretto un nodo alla gola. È stato bello non solo guardare le bandiere e la sala gremita, ma anche ritrovare persone che non vedevo da tempo». Ha senso riportare indietro le lancette dell’orologio? «Non riportiamo indietro un bel niente. Ci limitiamo a riattivare una storia che era stata fermata impropriamente in un modo che io non condividevo e che non era stato accettato neanche dalla base. La storia ha fatto il resto: il bipartitismo coatto è fallito, il Pdl è venuto meno ed era ora di ridare una casa agli elettori di destra». Eppure all’artefice dello scioglimento di An, Gianfranco Fini, non sono state riservate critiche particolari. «Fini non decise da solo. Anzi, a decidere furono altri. Per questo l’ho difeso dal palco». Non è che c’è proprio la longa manus dell’ex leader dietro questa operazione? «Guardi, per alcuni giornali Fini è vicino al nostro movimento. Altri, invece, ipotizzano che voglia fiancheggiare Alfano creando una costola italiana del Ppe, che è quanto di più lontano dalle nostre intenzioni. La verità è che io non vedo Gianfranco da anni. Ora so che sta per dar vita a questa Fondazione, LiberaDestra. Aspettiamo le sue elaborazioni e poi valuteremo se, eventualmente, vorrà dare un contributo». Sperate ancora di poter attrarre nella vostra orbita Fratelli d’Italia? «Noi non chiudiamo le porte a nessuno. Lavoriamo da tempo a questo progetto di unire le destre e non vediamo alcun motivo per rimanere divisi». Meloni e La Russa ne fanno anche una questione di sigle. Per loro resuscitare An è solo un’operazione nostalgia. «Guardi, noi siamo pronti a ragionare su tutto, c’è la disponibilità a qualsiasi soluzione di compromesso pur di ritrovare l’unità. Però, mi chiedo, perché sacrificare quella denominazione se, in fondo, veniamo tutti da quella storia?». Magari perché sull’utilizzo del simbolo c’è una querelle durissima con la Fondazione An. «Non è una querelle dura. C’è una presa di posizione, che definirei doverosa, da parte del senatore del Pdl Franco Mugnai in quanto "detentore" del simbolo. Nelle sue parole, però, ho intravisto un’apertura. Ha parlato della necessità di percorsi condivisi e non unilaterali. Per quanto ci riguarda la disponibilità c’è. Vedremo cosa risponderanno dall’altra parte». Qualcuno sospetta che a farvi gola sia soprattutto il patrimonio della Fondazione, oltre 400 milioni di euro. «È spiacevole parlare di questi argomenti. Potrei chiedermi, ad esempio, perché ad amministrare quel patrimonio debbano essere 14 esponenti molti dei quali non vogliono più avere a che fare con An. In ogni caso, meglio essere chiari: non ci interessa il patrimonio economico di Alleanza Nazionale, ma solo quello morale». Vi spaventa una scissione del Pdl? Una Forza Italia più «estremista» potrebbe togliervi molto spazio. «Non credo. Non vedo in Forza Italia leader potenziali che provengano dalla nostra tradizione. Ritengo, piuttosto, che una destra che persegua chiaramente i suoi obiettivi, culturali e politici, potrebbe essere molto utile a una coalizione di centrodestra». Per Storace con una destra vera Grillo sarebbe più debole. «È ovvio. In tanti hanno votato Beppe Grillo per rabbia, perché nel Pdl le vere battaglie della destra sono state trascurate. Penso alle politiche per il lavoro, al presidenzialismo. Oppure alla questione meridionale sacrificata per seguire la Lega sul federalismo fiscale. Ora potremo finalmente dire parole chiarissime su diritto alla vita, famiglia tradizionale, importanza della dottrina cristiana». Cosa risponde a chi vi accusa di essere un semplice cartello elettorale? «Non è assolutamente così. Già alle prossime Europee il nostro obiettivo è quello di candidare tanti volti nuovi. E anche se non dovessimo essere pronti per quell’appuntamento elettorale, non avremo problemi a saltare un giro. L’obiettivo non sono le poltrone. Per ora pensiamo solo a istituire i comitati provinciali per dar vita al movimento. E le tante telefonate che ho ricevuto nelle ultime ore dimostrano che la strada è giusta».
«Non vogliamo soldi e poltrone An torna solo per gli elettori»
