Politica

Rinasce An all’ombra di Fini

Oltre 2.000 persone al varo del Movimento per il ritorno allo storico simbolo

La prima sensazione è la sorpresa. Sarà anche vero che la storia di Alleanza Nazionale, come dice Domenico Nania, «si è interrotta solo quattro secondi fa, non secoli». Ma era comunque difficile immaginare che così tante persone fossero pronte a riunirsi al solo richiamo dello storico simbolo, nonostante la conclamata disaffezione dai partiti. E invece la sala dell’hotel Parco dei Principi dove viene lanciato ufficialmente il Movimento per Alleanza Nazionale è gremita oltre ogni immaginazione. I posti a sedere sono poco più di 1.300, ma tantissimi sono quelli che rimangono in piedi ai bordi della platea, con qualcuno che rischia addirittura di «sconfinare» sul palco e qualche altro che ironizza: «Anche il servizio d’ordine è un po’ arrugginito»... La seconda sensazione è il sospetto. Perché sono in tanti quelli che, negli ultimi giorni, hanno avanzato l’ipotesi che dietro questa operazione possa esserci la longa manus di Gianfranco Fini. Sì, proprio lui, il vecchio leader rinnegato, che ai funerali di Pino Rauti si è dovuto far difendere dalla scorta per ripararsi dalla rabbia di quello che una volta era il suo popolo. La ferita coi militanti non è sanata. Dal pubblico arrivano inviti a fare il suo nome, a indicare nell’ex presidente della Camera il responsabile di un fallimento che ha portato un popolo, quello della destra italiana, a rimanere senza casa. Ma sul palco nessuno cavalca la protesta, nessuno cita Gianfranco, e qualche militante non se ne capacita: «Ma ci stanno prendendo in giro?». Sembra che ci sia un tacito accordo tra i vari relatori. Fini deve restare fuori dalla contesa. Non lo citano Romagnoli della Fiamma Tricolore, Domenico Nania, Adriana Poli Bortone, Storace, Oreste Tofani. Ma la maggiore tensione la si respira quando prende la parola Roberto Menia, che con l’ex presidente della Camera ha condiviso la svolta di Futuro e Libertà. Il suo discorso è interrotto da qualche protesta, lui reagisce sostenendo che «le vittorie hanno molti padri e le sconfitte rischiano di rimanere orfane. Ma nessuno deve vergognarsi di nulla se ha seguito sempre il richiamo della passione e non quello dell’interesse». Qualche altro ex finiano è in sala. «Non so se davvero c’è Gianfranco dietro la rinascita di An - spiega - ma di certo è un’operazione che non guarda con antipatia». Il resto è un popolo che non aspettava altro che l’occasione per potersi ritrovare. I gadget che richiamano il simbolo di An vanno a ruba. Le bandiere vengono distribuite all’esterno dell’hotel. Appena fuori dalla sala, invece, c’è un banchetto che fa affari vendendo foulard a 5 euro e spillette a 2. Un simbolo vivente è donna Assunta Almirante, che vince l’iniziale ritrosia e decide di accettare l’invito di Storace. Si accomoda in prima fila e riceve un’ovazione di alcuni minuti. Sua figlia Giuliana de’ Medici, segretaria della Fondazione Giorgio Almirante, sale sul palco e dice che, sì, a lei e sua madre non dispiace che qualcuno resusciti Alleanza Nazionale, ma avrebbero preferito che a rinascere fosse stato addirittura il Movimento Sociale. A Storace qualcuno chiede: «Ma allora donna Assunta è dei vostri?». Lui quasi si arrabbia: «Almirante è di tutti». Poi, sorridendo sornione: «Di Teodoro Buontempo, invece, posso dirvi che se ci fosse ancora, lui sarebbe dei nostri». Ancora applausi. L’intervento conclusivo è lasciato ad Adriana Poli Bortone. Che reclama l’intenzione di costituire una forza che non sia di centrodestra, ma che abbia l’orgoglio di dirsi puramente di destra. Mentre Roberto Buonasorte dei circoli de Il Giornale d’Italia traccia le prossime tappe dell’avventura. «Ora abbiamo sottoscritto l’atto fondativo con il quale otto sigle si uniscono per dare vita al Movimento per Alleanza Nazionale. Poi ci saranno i vari comitati promotori locali e alla fine l’assemblea costituente». Primo orizzonte le prossime Europee. «Raccoglieremo 150mila firme per presentarci alle elezioni per Bruxelles - annuncia Storace - e allora voglio proprio vedere se Mugnai (presidente della Fondazione An che detiene il simbolo) avrà il coraggio di denunciare tutta questa gente». La speranza non celata è di ricongiungersi con l’Officina per l’Italia varata da Meloni e La Russa per dare vita finalmente a un unico grande soggetto di destra. Solo allora si parlerà anche di leader: «Faremo le primarie - spiega ancora Storace - e troveremo qualche volto nuovo a cui affidare questa tradizione». Loro, i vecchi protagonisti, sostengono di non avere ambizioni personali. «Da domani - conclude il leader de La Destra - pretendo che i giornalisti mi chiamino semplicemente: il militante di An».

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