Disertare il Consiglio Nazionale, se i numeri non saranno quelli sperati, o chiedere di votare a scrutinio segreto. Nella guerra di trincea che falchi e colombe stanno combattendo in vista dell’assemblea che dovrà sancire il passaggio dal Pdl a Forza Italia, l’elezione di Berlusconi a presidente e la decadenza di Alfano da segretario, ieri i «governativi» del vicepremier hanno giocato altre due carte. Ed entrambe hanno provocato le reazioni furibonde dei lealisti. «Il nostro documento è ufficiale e le firme (tante!) stanno arrivando – ha scritto su twitter l’ex governatore della Lombardia – Ovviamente si dovrà votare a scrutinio segreto». «Roberto Formigoni si vergogni – è stata la replica velenosa, sempre via twitter, della deputata romana Renata Polverini – Si doveva attivare qualche giorno fa per il voto segreto che coinvolgeva Silvio Berlusconi». Ed è proprio a quella battaglia a difesa del Cavaliere che i lealisti di Raffaele Fitto si richiamano per contestare il senatore milanese. «Mi sembra che Formigoni sia uno degli 800 membri del Consiglio nazionale – ha ribattuto anche Renato Brunetta – Farà anche lui la sua proposta e poi si deciderà in assemblea. Di solito c'è il voto segreto quando si tratta di persone, quando ci sono scelte politiche le decisioni vanno prese a viso aperto». Intanto però le due «fazioni» del Pdl continuano a «contare» le firme sui documenti che dovranno portare al Consiglio Nazionale del 16 novembre che si svolgerà all’Auditorium del palazzo dei Congressi all’Eur di Roma. Una «caccia» nella quale è impegnato anche Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, infatti, sta telefonando a tutti i delegati del Congresso che risultano ancora indecisi spingendoli a firmare per il testo uscito dall’Ufficio di Presidenza. Da parte loro però le colombe sono convinte di avere ancora la possibilità di far sentire la loro voce. E soprattutto di «pesare» al momento di approvare il nuovo statuto che sancirà il passaggio dal Pdl a Forza Italia, perché lì servirà la maggioranza dei due terzi dei presenti. Il loro documento, in otto punti, ribadisce l’assoluta fedeltà a Berlusconi ma pianta dei paletti ben precisi per quel che riguarda il rapporto con l’esecutivo. «Tutti noi continueremo a batterci contro l'oppressione fiscale, giudiziaria, burocratica, regolatoria, ad affermare le nostre proposte per far ripartire l'economia, ad essere in prima linea per uno Stato leggero ma autorevole – si legge al punto 8 – Più vicino, insomma, a quell'Italia che produce, che lavora, e che oggi soffre i morsi di una crisi senza precedenti dal dopoguerra; a quelle comunità e a quei mondi di riferimento che credono in noi e che considerano la stabilità e l'azione di governo un valore da preservare. Noi riteniamo che disattendere tali istanze di stabilità significherebbe tradire l'Italia, marginalizzare il centrodestra e allontanare la prospettiva di governo del Paese a tutto vantaggio della sinistra». Un sostegno che Berlusconi non approva. Ed è per questo che ieri sera ha di nuovo ricevuto a palazzo Grazioli Angelino Alfano per tentare di trovare un accordo.
Ora le colombe puntano al voto segreto
Lo scontro nel Pdl La proposta di Formigoni bocciata dai falchi. Berlusconi telefona agli indecisi per convincerli a firmare il documento di Fitto. Ieri sera nuovo incontro tra il Cavaliere e Alfano
