Politica

Caos Pd, sì allo stop del tesseramento da lunedì

La direzione nazionale approva con 12 voti contrari. Il candidato alla segreteria Civati: "sospensione tardiva e insufficiente"

La direzione nazionale del Pd ha approvato con dodici voti contrari e due astenuti la sospensione del tesseramento dei nuovi iscritti dal giorno 11 novembre al giorno della Convenzione nazionale (24 novembre). Ne ha dato notizia un comunicato. I circoli del Pd resteranno aperti nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 novembre.   E' un po' come la proverbiale stalla, chiusa quando i buoi sono già scappati. Meglio dire entrati, però, perché il tema è quello del tesseramento del Partito Democratico, che in più parti d'Italia è apparso "gonfiato" in vista delle imminenti primarie. Uno stop, quello  a partire da questo lunedì, che  per Giuseppe Civati, candidato alla segreteria del Pd, è "insufficiente e tardivo". "Ho deciso di votare contro la proposta di sospensione del tesseramento dopo questo fine settimana: è una proposta tardiva e insufficiente, che non affronta i veri problemi, non sanziona le irregolarità già attuate, e limita la partecipazione - scrive Civati in una nota -  Chiedo quindi a tutti, nei territori, di vigilare: non vorrei infatti che, tra sabato e domenica, i singoli elettori desiderosi di tesserarsi trovassero più ostacoli dei signori delle tessere all'assalto delle federazioni".   "Pare che ieri sera in tv Matteo Renzi abbia detto che nella denuncia delle tessere si è sparato nel mucchio. Non ho capito se parlasse di me, ma non importa, il punto non è questo", incalza Civati. Il candidato alla segreteria dei Democratici sottolinea che "il punto è che ieri, in un'intervista, Renzi aveva detto che sarebbero state 'simpatiche intuizioni di alcuni comitati elettorali' a sollevare il caso. E una settimana prima aveva spiegato che a lui del tesseramento gonfiato non interessa parlare. Anche perché ci sono i disoccupati, in Italia, e insomma cose più importanti di cui discutere. Ora - aggiunge - non voglio raccogliere lo spunto polemico del tutti privo di senso, anche perché ho personalmente denunciato irregolarità pazzesche dal profondo Sud al profondo Nord, ma non sono certo stato il solo. Quanto è successo a Lecce, a Asti, a Rovigo, a Trapani e in cento altri posti si qualifica da sé, è molto grave e avremmo dovuto fermarci prima, come ho inutilmente chiesto si facesse, appellandomi invano agli altri candidati tre settimane fa e chiedendo ai miei di non partecipare ai pasticci, di non comprare tessere, di non rovinare insomma il Congresso".   "Se ci si candida alla segreteria del Pd, ci si deve occupare anche di questo - conclude Civati - Si deve lavorare per un rispetto religioso delle regole e per la tutela del voto democratico, all'insegna di una credibilità che non possiamo certo ritrovare facendo cose incredibili. A me dispiace che la cosa colpisca solo me. E che sia il solo a pensare che per occuparci bene di disoccupati e di altre questioni più importanti, si debba avere un partito rigoroso e libero, che raccolga un mucchio (sì, un mucchio) di persone perbene e non masnade di cialtroni: che sia, in una parola, democratico".

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