«Caffè amaro non solo per i consumatori ma soprattutto per le imprese dei distributori automatici. L’aumento dell’Iva dal 4 al 10% rischia di mettere in ginocchio tutto un comparto produttivo». A lanciare l’allarme è Lucio Pinetti, presidente di Confida, l’associazione della distribuzione automatica. Quale sarà l’impatto sul consumatore dell’aumento dell’Iva? «Il caffè verrà a costare circa 5 centesimi di più mentre per le bevande fredde e gli snack il rincaro sarà di circa 10 cent. L’incidenza mensile non supera i 70 cent». E alle imprese che problemi crea? «Va considerato che noi non abbiamo un negozio ma circa un milione di attrezzature sparse su tutto il territorio nazionale e quindi non possiamo adeguarci alla nuova aliquota nell’arco di una notte, dal 31 dicembre al primo gennaio. Va considerato che i distributori automatici hanno una ventina di selezioni per le bevande calde e dalle 40 alle cento per le bevande fredde e gli snack. Questo significa che i singoli operatori devono intervenire almeno su duecento prezzi. Le nostre aziende non sono strutturate per fare un’operazione di questa portata e con un tempo limitato. Ci vuole un’ora di intervento su ogni macchina e quindi occorre personale ad hoc. Aggiornamento ci costa 40 milioni». Ma come mai non vi siete già mossi? «È quello che stiamo facendo. Il primo gennaio dobbiamo versare allo Stato l’Iva al 10% e se non fossimo pronti le nostre aziende perderebbero molto. Noi dobbiamo arrivare pronti il che vuol dire partire anticipatamente. Al legislatore abbiamo chiesto una chiarificazione della norma ma non abbiamo avuto risposta. Potremmo avere problemi con chi gestisce i distributori perchè potrebbe non essere d’accordo a ritoccare i prezzi dei prodotti anticipatamente e quindi rinviarci a gennaio. L’altro grande problema è che i nostri prezzi sui contratti sono al lordo dell’Iva. Dobbiamo quindi spiegare che quando c’è un aumento dell’Iva non si può ridiscutere il contratto. In sostanza dobbiamo fare gli esattori di un’imposta che lo Stato ha messo sui distributori». C’è il rischio di un doppio rincaro di caffè e merendine? Un aumento dell’Iva e uno praticato da voi per compensare le maggiori spese? «Non penso proprio. Sarebbe difficile spiegare ai nostri clienti che di colpo devono applicare ai consumatori un doppio ricarico. Quindi il problema è soprattutto per le aziende che potrebbero restare soffocate da questa operazione. Facciamo fatica a capire come lo Stato si sia attaccato a questo tipo di consumi che hanno prezzi molto contenuti e si rivolgono a una fascia di utenti che non è certamente di lusso. I distributori sono diffusi soprattutto nelle scuole, negli ospedali e negli uffici. Per il settore il 2014 si prospetta come un anno nero con i maggiori costi del personale da sostenere».
«Caffè amaro per consumatori e imprese con l’Iva al 10%»
«Caffè amaro non solo per i consumatori ma soprattutto per le imprese dei distributori automatici. L’aumento dell’Iva dal 4 al 10% rischia di mettere in ginocchio tutto un comparto produttivo». A...
