È andata com’era scritto, e scontato, dovesse andare. Con la ministra Cancellieri che s’è difesa confermando quanto già detto e ridetto in tutte le sedi. Il caso si chiude senza voto di sfiducia immediato e fra gli applausi dell’intero emiciclo parlamentare, con i soli mugugni dei cinque stelle e della Lega. La Guardasigilli resta al suo posto e per dirla come l’ha detta elegantemente il senatore di Gal, Mario Ferrara, esce dai guai tirando fuori le palle. In soldoni questo è il suo messaggio alle Camere: non ho fatto pressioni per far scarcerare la figlia malata di un vecchio amico. Mi sono limitata a segnalare la situazione agli uffici competenti e oltre a questo ne ho segnalati altri 110 in tre mesi. Chi ha scarcerato Giulia è stato il gip, autonomamente. Mai ho trasgredito ai doveri d’ufficio, mai ho favorito qualcuno e se oggi, leggendo le intercettazioni mi accorgo di aver usato espressioni poco consone a un ministro della Giustizia, di questo mi rammarico e pubblicamente mi scuso. Il resto è fuffa. A cominciare dalla storia di mio figlio, assunto alla Fonsai di Ligresti quando - e questo nessuno lo dice - ero già in pensione e non sognavo lontanamente di diventare, un giorno, ministro della Repubblica. Riassunto in volgare il pensiero della Cancellieri, veniamo allo status quo. Ieri la maggioranza s’è apparentemente ricompattata dopo i distinguo e le ipocrite prese di distanza del Pd che s’è improvvisamente convinto delle spiegazioni della ministra sentendo gli stessi identici chiarimenti dei giorni scorsi. Il Pdl si stringe unito sul no alla sfiducia per Anna Maria facendo un confronto fra i pesi e le misure differenti utilizzati dalle procure per trattare due telefonate e due raccomandazioni: Ruby di qua, Giulia Ligresti di là. Passato l’oggi andiamo al domani che non ha certezze, posto che il Pd quanto il Pdl sono dilaniati da faide interne. I democratici fra accuse di brogli, tessere false e congressi taroccati. Il Pdl fra scontri fratricidi e conte interne su chi conta di più, con il documento cavalcato dai falchi e voluto dal Cavaliere, sottoscritto dall’80 per cento del partito. Il resto è noia: passata la bufera-Cancellieri la politica continuerà a infischiarsene dei carcerati malati, dei troppi in attesa di giudizio, di quelli accatastati in celle da due metri per due. A loro, nell’ipocrisia e nell’indifferenza collettiva, va il nostro pensiero.
Spiegazioni fotocopia
di Gian Marco Chiocci È andata com’era scritto, e scontato, dovesse andare. Con la ministra Cancellieri che s’è difesa confermando quanto già detto e ridetto in tutte le sedi. Il caso si chiude...