Politica

Seconda rata Imu difficile da tagliare

Saccomanni avverte: abolire la tassa si può. Ma serve il consenso politico Intanto però mancano 3,6 miliardi di Iva. E a fine anno possono salire a 5

Non sarà facile trovare le risorse per coprire il taglio della seconda rata dell’Imu. A dirlo è stato ieri il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, al ritorno da Londra, che ha reso palese per ora la difficoltà di di reperire le risorse necessarie allo scopo. «Non faccio annunci di politica fiscale in tv - ha sottolineato Saccomanni - prima si prendono le decisioni e poi si annunciano». In ogni caso, ha detto, «non sarà facile» evitare la seconda rata dell’Imu, «ma si può fare. Si tratta di trovare il consenso politico». Una dichiarazione che mal si accorda con i dati che arrivano dagli incassi fiscali registrati nei primi nove mesi del 2013. E che confermano una tendenza che non sembra arrestarsi: il calo dei consumi ha tagliato drasticamente anche il gettito dell’Iva. Nel periodo gennaio-settembre le entrate relative all’imposta sul valore aggiunto sono risultate pari a 75,079 miliardi di euro, in calo del 4,7% (-3,697 miliardi) rispetto ai primi nove mesi del 2012. Il dato è emerso dal bollettino del Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. La dinamica dell'Iva, ha spiegato il dicastero di via XX settembre «riflette la flessione registrata dalla componente relativa agli scambi interni (-1,6%) e di quella relativa alle importazioni da Paesi extra Ue (-21%) che risentono fortemente dell’andamento del ciclo economico sfavorevole». Tradotto: lo Stato incassa meno perché la crisi ha ridotto gli acquisti. Non solo. Ancora non è stato registrato l’aumento del punto di Iva, dal 21 al 22% scattato a ottobre, che avrà sicuramente avuto un ulteriore impatto recessivo sugli incassi. Il rischio è che a fine anno il buco dell’Iva possa arrivare a sfiorare i 5 miliardi di euro. Un rosso pericoloso se si considera che tutte le altre voci di entrate delle finanze statali, non registrano crescite a due cifre, e nemeno a una. Le entrate dei primi nove mesi del 2013 ammontano, infatti, a 291.504 milioni di euro (-895 milioni di euro, pari a -0,3%). Risultato: pensare di togliere ulteriori voci di entrate dal bilancio dello Stato per coprire l’Imu sembra quasi un miracolo. Intanto l’Europa peggiora le stime economiche dell’Italia che chiuderà il 2013 con una flessione del Pil pari all’1,8%, più pesante di quanto previsto a maggio (-1,3%), e un rapporto deficit/Pil in rialzo dal 2,9% al 3%, dato che tiene conto «della piena esecuzione delle misure di risanamento». È questa la fotografia aggiornata dei conti pubblici del Belpaese che emerge dalle previsioni d’autunno della Commissione europea. Per il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, le previsioni europee contengono stime «ampiamente note» e «già pienamente incorporate dai nostri documenti». Quindi, ha commentato da Londra, «non vedo il fatto nuovo, non vedo la scure di Bruxelles che si abbatte sull’Italia». Secondo la Commissione europea, il deficit italiano non sforerà il limite previsto dai Trattati europei, e calerà nei prossimi due anni: nel 2014 è stimato al 2,7% del Pil (a maggio si prevedeva invece il 2,5%), dato che incorpora le misure di bilancio adottate, e la prima previsione per il 2015 è al 2,5%. Le stime per l’anno in corso sono in linea con quelle del governo ma Bruxelles è ora meno ottimista per il 2014 rispetto all’esecutivo che ha indicato un indebitamento netto programmatico al 2,5%. Per la Ue le esportazioni saranno il principale fattore che guiderà la «lieve» ripresa economica italiana nel 2014, anno in cui viene confermata una crescita del Pil allo 0,7% dopo una recessione «ancora più dura del previsto» nei due anni precedenti. Per il 2015 Bruxelles indica un aumento del Pil dell’1,2%. La fotografia europea ricalca quella annunciata lunedì dall’Istat. Il governo ha indicato invece una flessione del Pil dell’1,8% per il 2013 ma una crescita dell’1,1% per il 2014. Per la Ue la previsione di crescita del 2014 è spiegata da un’«accelerazione della domanda esterna, soprattutto da paesi extra-Ue». La spesa per interessi è destinata, invece, «a diminuire grazie al recente calo del premio sui titoli di Stato». Resta sotto pressione il rapporto debito/Pil indicato per il 2013 al 133% e al livello record del 134% nel 2014. Nel 2015 si stima invece l’inizio della discesa del debito che si dovrebbe attestare al 133,1% del Pil. In Italia e in Spagna, ha messo in guardia il commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn, «restano ancora ampie necessità di aggiustamento». «Sono fiducioso che le autorità italiane garantiranno che ogni possibile modifica (alla legge di stabilità) sia pienamente finanziata in modo credibile» ha detto Rehn.

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