Politica

Il grande flop dell’Agenzia Digitale

Modernizzazione Bloccata da un anno, manca lo Statuto. Consentirebbe risparmi per 12 milioni Il governo rassicura: pronto a breve. E ribatte: i progetti stanno comunque andando avanti

Sul piatto ci sono 12 milioni di risparmi l’anno per le casse dello Stato. Soldi legati allo sviluppo dell’Agenda digitale, in pratica la realizzazione di tutto quello che riguarda l’informatizzazione dei sistemi essenziali nei rapporti tra lo Stato e il cittadino, dalla sanità all’anagrafe fino ai pagamenti della pubblica amministrazione. Un tema sul quale l’Unione europea da tempo ci spinge ad accelerare ma che invece, tra intoppi burocratici e false partenze è ancora in ritardo. Il governo, in realtà, ci sta lavorando, ma per far andare tutto a regime serve ancora un tassello, l’ultimo, lo statuto della Agenzia per l’Italia digitale. In pratica quello che deve stabilire l’organigramma, il presidente, il numero dei dipendenti, i rapporti con le altre amministrazioni, le risorse. Un tassello che manca da un anno, da quando, a dicembre dell’anno scorso, il governo Monti con il decreto «Crescita 2.0» istituì proprio l’Agenzia, nominando anche un direttore generale, l’ex manager di Poste Italiane Agostino Ragosa. Con l’impegno, entro 45 giorni, di stilare uno statuto. Ma tutto si è bloccato a maggio di quest’anno quando la Corte dei Conti ha espresso le sue perplessità sul documento che gli era stato presentato. Così il nuovo governo, guidato da Enrico Letta, ha deciso di riprendere in mano tutto quanto e farne uno nuovo. Trasformando, nel frattempo, Ragosa da direttore generale a Commissario. Ma da allora dello statuto non si è saputo più nulla. Per questo il deputato del partito Democratico Marco Di Stefano ha presentato una interrogazione urgente su tutta la vicenda. «Da oltre dieci mesi dalla scadenza dei termini previsti dalla normativa vigente – scrive – lo Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale non risulta ancora approvato, il che comporta l’impossibilità, da parte dell’Agenzia stessa di esercitare i compiti ad essa attribuiti, se non limitatamente alle operazioni di ordinaria amministrazione e gestione delle attività degli enti soppressi DigitPA e Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione». Ma il ritardo, secondo l’esponente del Pd, avrebbe provocato anche all’Italia l’apertura di una procedura di infrazione. «Uno dei compiti di maggior rilievo affidati all’Agenzia per l’Italia Digitale – scrive ancora Marco Di Stefano – è la realizzazione del Cert della Pubblica amministrazione, struttura di prevenzione, individuazione e contrasto degli attacchi informatici indirizzati verso i siti istituzionali, finalizzata a garantire l’integrità e l’efficienza dei sistemi informatici e di trasmissione dati dell’Amministrazione Pubblica; su tale specifico aspetto, alla luce dell’attuale situazione, risulterebbe che da quasi tre anni il Cert della PA, affidato allora alla DigitPA, non è operativo. Il che ha provocato, in aggiunta alle diverse dichiarazioni di ammonimento da parte della signora Neelie Kroes, commissario dell’Unione Europea per l’Agenda Digitale, anche l’apertura di una procedura di infrazione». Dal governo, comunque, è già arrivata una prima risposta: lo statuto è pronto ed è già stato inviato alla Corte dei Conti per il via libera definitivo. Insieme alla rassicurazione che in tutti questi mesi a palazzo Chigi si è continuato a lavorare – anche in mancanza di un documento ufficiale – sui temi legati alla digitalizzazione. In particolare su tre grandi progetti: l’identità digitale, per permettere di entrare in contatto con la pubblica amministrazione; l’anagrafe nazionale e la fatturazione elettronica che permetterà il controllo dei flussi di soldi che entrano ed escono dallo Stato. In più nel progetto di digitalizzazione entra anche il fascicolo sanitario elettronico, uno strumento che permetterà di avere sempre a portata di mano, con una tessera, tutti i nostri dati, di richiedere visite mediche e di acquistare medicinali. Un sistema che, ad esempio, può far risparmiare 600 milioni solo eliminando le ricette cartacee della Asl e altri 600 milioni per i ritardi che l’Inps accumula nel registrare le nascite e le morti. Ma l’Agenda digitale è interessa molto anche i parlamentari. Tanto che alla Camera esiste una proposta di modifica del regolamento – firmata sia da esponenti del Pd sia del Pdl – che chiede di istituire una commissione permanente, la quindicesima – che si dovrebbe occupare di Agenda digitale e innovazione tecnologica. Con lo scopo di unificare in un solo organismo le competenze che altrimenti sarebbero frammentate in più commissioni. Con il problema però che si andrebbero ad aggiungere nuove indennità e poltrone. In un clima invece di spending review.

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