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«Guerriglia» fra italiani e stranieri Due feriti

C’è chi dice sia nato tutto per una partita di calcio. Italiani contro stranieri, per lo più albanesi e romeni. Altri sostengono che il match non c’entra e che si tratta di una faida in corso da...

C’è chi dice sia nato tutto per una partita di calcio. Italiani contro stranieri, per lo più albanesi e romeni. Altri sostengono che il match non c’entra e che si tratta di una faida in corso da giorni della terza sezione di Regina Coeli, tre piani che ospitano 232 galeotti di varie nazionalità. Sicuramente, però, il sovraffollamento non aiuta. Nella casa circondariale di via della Lungara, infatti, il numero regolamentare di detenuti dovrebbe essere di 589 unità, quello «tollerabile» (da chi non si capisce bene), 1.022 e i presenti, invece, sono 1.035. Era in vigore la cosiddetta «vigilanza dinamica», uno stratagemma per by-passare la cronica mancanza di personale e per evitare, dopo la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo, che i carcerati rimangano troppo tempo in cella. Sono volate parole grosse, spintoni e qualche cazzotto. Il regime di «socialità» è stato sospeso per un po’. Poi è stato ripristinato e ieri, nella sezione, ci sono stati nuovi scontri. Questa volta più gravi. «Sono spuntati oggetti contundenti e anche forbici e caffettiere - racconta Leo Beneduci, segretario dell’Osapp, uno dei sindacati di polizia penitenziaria - Due persone sono finite al Santo Spirito, una con lievi ferite da tagli all’adddome, altro con contusioni di vario tipo, e anche altri sono rimasti leggermente feriti. In quella sezione è stato stimato che ssarebbero necessari due agenti per piano, quindi sei, più un capoposto. Ma gli agenti sono solo due in tutto e, ovviamente, è difficile con questi numeri tenere sotto controllo la situazione. E il numero è destinato a diminuire ulteriormente, stante i tagli che il Governo continuamente attua solo nei confronti della polizia penitenziaria. A Regina Coeli - conclude Beneduci - da più di un anno, non vi è presente un Dirigente responsabile a tempo pieno e a nulla sono valsi i nostri appelli al capo del Dap Tamburrino».

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