«Quella della Cancellieri è stata una grave leggerezza. L’avessi commessa io, avrei già una schiera di pm alle calcagna. A lei, invece, non accadrà nulla, visto che fa parte del governo degli "ottimati"». Roberto Castelli, ministro della Giustizia dal 2001 al 2006, è il più critico tra i predecessori dell’attuale Guardasigilli. Non si è mai trovato nella stessa situazione? «Un ministro della Giustizia riceve questo genere di sollecitazioni ogni giorno. Sta poi alla sua sensibilità capire se si tratta di "raccomandazioni" inopportune o di legittime segnalazioni. Quando però entrano in gioco rapporti personali la questione si fa molto più delicata. Un ministro dovrebbe essere sempre completamente "estraneo" rispetto ai casi di cui si occupa». Secondo lei, quindi, la Cancellieri ha sbagliato? «Se è andata oltre i suoi poteri certamente sì. Un ministro non ha tra i suoi poteri quello di influire sulle tipologie di detenzione. Se ha fatto una semplice segnalazione, invece, è stata comunque molto imprudente». E ora dovrebbe dimettersi? «Non mi permetto di dare consigli a un mio successore, e non posso neanche calarmi nei suoi panni, dato che non mi è mai successo niente di simile. Deciderà il Parlamento, e alla fine sarà una decisione politica, non certo sulla sostanza della questione».
«Fosse successo a me ora sarei indagato»
«Quella della Cancellieri è stata una grave leggerezza. L’avessi commessa io, avrei già una schiera di pm alle calcagna. A lei, invece, non accadrà nulla, visto che fa parte del governo degli...
