Politica

E Sel lancia la crociata contro le monetine da 1 e 2 centesimi

La prima firma è quella di Sergio Boccadutri, deputato di Sel e tesoriere del partito. Ma l’elenco dei «co-firmatari» è piuttosto lungo e raccoglie esponenti del MoVimento 5 Stelle come Tommaso...

La prima firma è quella di Sergio Boccadutri, deputato di Sel e tesoriere del partito. Ma l’elenco dei «co-firmatari» è piuttosto lungo e raccoglie esponenti del MoVimento 5 Stelle come Tommaso Currò e Marta Grande, Scelta Civica (l’ex ministro della Salute Renato Balduzzi), Psi (Marco Di Lello) e della varie anime del Pd (dalla renziana Maria Elena Boschi al bersanian-cuperliano Nico Stumpo). Una cosa tutt’altro che inusuale. Capita spesso che mozioni presentate da un parlamentare siano sottoscritte da colleghi appartenenti a forze politiche diverse. Questa volta, semmai, la curiosità sta nell’oggetto dell’atto che è stato annunciato lo scorso 24 ottobre. Infatti Boccadutri (alla sua prima mozione) e gli altri hanno deciso di andare all’attacco dei centesimi. Sì, avete letto bene, proprio di quelle «fastidiose» monetine che, da quando è stato introdotto l’euro, riempiono le tasche degli italiani. Crociata più che legittima, verrebbe da dire, non fosse altro perché i deputati non ne fanno un problema di «comodità», ma criticano la spesa dell’operazione. «Gli organi di stampa - scrivono - hanno di recente riportato notizie circa il costo del conio degli euro per l’Italia». Eccoli: ogni moneta da un centesimo ne costerebbe 4,5; 5,2 per quella da due; 5,7 per quella da 5. Insomma ad occhio, pur in perdita, l’unico conio «finanziariamente» sostenibile sembra essere quello delle monete da 5 centesimi che hanno una differenza valore-spesa di 0,7 centesimi. Ma non finisce qui. Secondo la mozione, dal 2001 a oggi, la Zecca «avrebbe fuso oltre 2,8 miliardi di monete da un centesimo, 2,3 miliardi di monete da 2 e circa 2 miliardi da 5». Costo complessivo: 362 milioni di euro a fronte di valore reale di 174 milioni. Ecco perché, considerato che «alcuni Paesi europei, tra cui la Finlandia e l’Olanda, hanno bloccato il conio delle suddette monete»; considerato che «negli ultimi anni, il governo e il Parlamento hanno tentato di limitare lo spreco di risorse pubbliche, tagliando, attraverso la cosiddetta spending review quei costi cui nel complesso è possibile rinunciare»; considerato che «l’utilità delle monete da 1, 2 e 5 centesimi è molto limitata, e assolutamente rinunciabile se paragonata ai risparmi che deriverebbe allo Stato», i deputati sono pronti alla lotta. E chiedono che l’esecutivo intervenga per sospendere il conio dei centesimi (1 e 2), «valutando l’impatto sull’inflazione dell’eventuale sospensione del conio di quelle da 5 centesimi». Una «battaglia di civiltà» non c’è che dire. Certo, visti i problemi che Letta dovrà affrontare nell’immediato è presumibile che la richiesta rimanga sospesa in Parlamento. Ma ormai il tema è stato portato all’ordine del giorno.

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