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«All’Aquila soltanto sprechi» Ma l’Europa lo sbugiarda

Fabio Capollaf.capolla@iltempo.it L’AQUILA Un attacco al cuore dell’Italia, al lavoro di migliaia di persone accorse all’Aquila dopo il tragico terremoto del 6 aprile 2009. L’europarlamentare...

L’AQUILA Un attacco al cuore dell’Italia, al lavoro di migliaia di persone accorse all’Aquila dopo il tragico terremoto del 6 aprile 2009. L’europarlamentare danese Søren Bo Søndergaard atterra a Fiumicino e corre all’Aquila per presentare la sua relazione che mette sotto accusa la stessa Unione europea. Bruxelles smentisce e «respinge le insinuazioni secondo cui avrebbe chiuso gli occhi di fronte a un utilizzo scorretto dei fondi Ue». La città dell’Aquila che alla fine si trova sulla graticola e diventa colpevole davanti all’Italia e al mondo di aver messo in piedi imbrogli, di aver consentito a sodalizi criminosi di mettere le mani sulla città. Insinuazioni quelle di Søndergaard. I fondi sarebbero stati utilizzati male, i costi gonfiati, le infiltrazioni mafiose non controllate. E l’Europa sarebbe rimasta a guardare una frode in atto senza denunciare all’autorità giudiziaria competente quanto sapeva. Su prefabbricati, acciaio, ammortizzatori sismici, bagni chimici, contratti a imprese lo sperpero avrebbe regnato. Arriva direttamente all’Aquila Søndergaard per denunciare quanto lui ha visto e letto in un dossier che è secretato, della Commissione bilancio dell’Ue. Un dossier che gli europarlamentari possono leggere ma non fotocopiare, dove tutti gli «imbrogli» sono messi in evidenza. «Non sono soddisfatto di quanto ho letto ma non ne posso parlare, devo sottostare a vincoli fino alla discussione di giovedì». E forse, allora, era meglio che non avesse parlato per nulla. L’occhio di Franco Gabrielli, prefetto dell’Aquila dal giorno del terremoto è sempre stato vigile, attento. Tentativi di infiltrazioni ci sono stati, ma sono stati sempre messi in luce, denunciati. Di fatto l’europarlamentare danese riprende un documento dello scorso febbraio della Corte dei Conti. E che un polverone, più grosso di quello sollevato dalle macerie, sia stato creato all’Aquila lo conferma anche il parlamentare europeo Enzo Rivellini, che a L’Aquila c’è stato, che fa parte della Cont, la commissione di controllo del bilancio di Bruxelles. «Credo ci sia stata molta demagogia e un attacco all’Italia - ha esordito - abbiamo assistito a uno spot contro l’Italia». E Rivellini ripercorre il suo lavoro di controllo sulla ricostruzione post sisma. «Sono stato All’Aquila il 16 maggio - ha aggiunto - ho incontrato il procuratore della Repubblica, il procuratore della Corte dei Conti, il presidente della Regione Chiodi, il sindaco Cialente. Accompagnato dall’ex procuratore capo di Napoli Giandomenico Lepore per avere un riscontro immediato. Dai colloqui che ho avuto quello che racconta Søndergaard non è emerso. Il Procuratore ha raccontato di episodi sporadici che sono stati scoperti e bloccati all’origine, il procuratore della Corte dei Conti ha illustrato le tante difficoltà che ci sono state. Nulla di straordinario, nessuno scandalo». E Rivellini ha presentato una relazione, così come la Corte dei Conti che deve svolgere il massimo controllo, ma che ha solo il potere di rilevare eventuali anomalie. Eppure la sinistra europea affianca quella italiana per far esplodere una bomba a orologeria, che potrebbe essere smentita nel giro di poche ore in seduta ufficiale, quando giovedì la Commissione bilancio di Bruxelles affronterà la questione. Ma sarà difficile mettere una pezza a quello che l’esponente danese ha fatto. «La relazione in mano alla Commissione è stata svolta da una società esterna - ha ribadito Rivellini - ne ho preso visione, se fossero emersi gravi problemi avrebbe reagito diversamente». Un attacco all’Italia. «E questo non fa bene. Una demagogia che fa male principalmente agli aquilani. Non si fa altro che mettere in cattiva luce l’Italia in Europa e mette sulla difensiva per ogni attività che tratta di ricostruzione. All’Aquila dobbiamo oltretutto parlare di restauro. È una delle venti città d’arte italiane. Le difficoltà esposte sul restauro sono evidenti, sicuramente si poteva fare meglio». Interviene anche sulla questione affitti, uno dei temi che sono stati messi in discussione perché visti come produzione di reddito. «Ho fatto cambiare personalmente la delibera di consiglio comunale - ha ribattuto l’esponente europeo del Pdl - l’introito degli affitti serve unicamente per gli interventi di manutenzione». Quella bomba lanciata ieri all’Aquila da chi avrebbe controllato i flussi di denaro e gli impegni di spesa per tre anni potrebbe trasformarsi in una bolla di sapone. «Noi speriamo in una bolla di sapone», ha sottolineato Roberto Galtieri, collaboratore di Søndergaard. Ma l’esponente dei Comunisti italiani sostiene le accuse lanciate dall’esponente danese. «La Commissione europea è complice di alcune frodi, le ha comunicate al Governo italiano anziché alle autorità giudiziarie competenti. Il Governo ha preso questi progetti fraudolenti li ha messi da parte e ne ha presentati altri puliti. Come Conti chiederemo una procedura di infrazione contro la Commissione europea. Solo successivamente verrà valutato il ruolo dell’Italia». Il rischio più grosso è la restituzione di centinaia di milioni di euro. Liquida senza troppe polemiche il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi. «I giudizi sono frutto dei soliti stereotipi che hanno fatto passare l’immagine dell’Italia tutta pizza e mandolino. Per quanto riguarda i prezzi la risposta è molto semplice: non si possono paragonare i costi ordinari a quelli sostenuti in situazioni di emergenza e urgenza. Il progetto Case è stato un miracolo: alle imprese è stato chiesto un impegno straordinario, con lavori ventiquattro ore su ventiquattro e in questi casi il costo aumenta. In pochi mesi sono stati costruiti alloggi per ospitare 14.000 persone. Ci siamo già confrontati e il giudizio della Commissione europea è già allineato alle nostre azioni, ed è quello che conta». Chi lo andrà a raccontare agli aquilani quando l’iniziativa di Søndergaard si sgonfierà? Chi inviterà il parlamentare europeo a smentire se stesso? A cavalcare la tigre della polemica anche la senatrice Stefania Pezzopane che chiede relazioni al Senato. La Commissione europea respinge le insinuazioni. Il progetto di Søndergaard «appare confuso: è un misto di osservazioni sugli sviluppi generali della ricostruzione e di aspetti correlati all'utilizzo della sovvenzione del Fondo di solidarietà». Al contrario, un mancato rispetto delle norme in maniera di appalti pubblici è stato scoperto proprio grazie ai controlli svolti dalla Commissione sull'uso dei Fondi e i relativi finanziamenti Ue sono stati dichiarati inammissibili. «Le critiche secondo cui le abitazioni costruite per ospitare i senzatetto potrebbero in futuro essere utilizzate per ricavare profitti - conclude Bruxelles - sono infondate, giacché il regolamento sul Fondo europeo di solidarietà non contiene disposizioni che escludano tale possibilità. Anche se il progetto Case dovesse generare delle entrate, ciò sarebbe di gran lunga compensato dagli ingentissimi oneri finanziari complessivi che gravano sulla autorità italiane a causa del terremoto».

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