Berlusconi osserva preoccupato, molto preoccupato, lo scontro che infiamma sempre di più il suo partito. Ieri sono stati i falchi a mettere ancora una volta all’angolo Angelino Alfano. E a minacciare la tenuta del governo se la Legge di stabilità non verrà modificata. Uno dopo l’altro sono intervenuti Raffaele Fitto, Saverio Romano e Renato Brunetta. Un fuoco di fila che fa capire come la posizione del segretario, arroccato a difesa del governo e di una linea più moderata, sia sempre più difficile da sostenere. Almeno restando dentro Forza Italia. Dall’ex governatore pugliese è arrivato il primo, pesante affondo. Tutto diretto al vicepremier: «Alfano ha commesso due errori: uno metodologico il due ottobre, quando non ha discusso con tutti sulla fiducia al Senato. Il secondo è stato l'assenza all'ufficio di presidenza del partito in cui Berlusconi ha proposto un documento sul passaggio a Forza Italia». Poi un avvertimento a Letta: «La Legge di stabilità non è una clava da usare contro il governo, ma non deve esserlo nemmeno contro i cittadini». Dopo di lui tocca a Saverio Romano: «Il 2 ottobre scorso è successo che l'ex segretario del Pdl Alfano si sia messo a capo di una minoranza che è rimasta tale, nel partito e nel Parlamento, inducendo così Letta a parlare di una propria autosufficienza. Ebbene, io non credo che si possa rimanere al governo con chi vuole estromettere il leader del partito alleato». La replica, stizzita, è arrivata da Fabrizio Cicchitto: «L'onorevole Saverio Romano, se mi è consentita la battuta, ruota le penne del pavone come se all'improvviso sia diventato il leader di un partito al quale ha aderito anche abbastanza recentemente, per cui tratta in modo sprezzante Angelino Alfano dimenticando che questi ha reagito ad un vulnus che si è determinato nel Pdl per una decisione sbagliata, presa in solitario, di provocare una crisi del governo che avrebbe determinato seri danni al Pdl e allo stesso Berlusconi». Ma è la legge di Stabilità il tema che tiene banco nel Pdl: «Il Governo Letta più che sulla vicenda che interessa il ministro Cancellieri rischia per la legge di stabilità – ha minacciato Renato Brunetta – o cambia la tassazione sulla casa o non ci sarà più il Governo Letta». E dai falchi arrivano anche avvertimenti alle colombe sulla guerra per i posti di comando: «Non dicano che siamo noi a volere le poltrone. Hanno minacciato di spaccare il partito per il posto di vicepresidente». Ma in serata, contro i falchi, è intervenuto il ministro Maurizio Lupi: «Anche oggi i cosiddetti lealisti, mentre da una parte richiamano all'unità del nostro partito, dall'altra invadono le agenzie con la solita alluvione di dichiarazioni contro la legge di stabilità e contro il governo a cui, ricordo, abbiamo votato tutti insieme la fiducia il 2 ottobre». «Una legge di stabilità sulla quale è iniziato il confronto in Parlamento – ha proseguito – che domani vedrà i nostri gruppi parlamentari riunirsi e che ha visto il governo dare, sin da subito, una totale disponibilità a recepire proposte di miglioramento». «A questo punto è lecita una domanda – è la conclusione – vogliamo migliorare la legge di stabilità nell'interesse dei cittadini oppure vogliamo trasformarla in una assurda resa dei conti interna sulla pelle degli italiani lasciando il Paese senza governo?».
Fitto processa Alfano: «Ha sbagliato due volte»
Il leader dei lealisti: «Sulla fiducia non ha consultato il partito e non è venuto all’ufficio di presidenza»
