«Alcuni miei colleghi di partito si comportano come se avessero accettato la sconfitta. Come se Silvio Berlusconi fosse uscito dalla vita politica. Noi lealisti, invece, non ci stiamo. La partita non è finita». Elvira Savino, deputata del Pdl, entra a gamba tesa sugli «innovatori». «C’è qualcuno che si domanda se può esistere il nostro partito senza Berlusconi - attacca - ma secondo me la questione è più se il Pdl possa esistere senza di loro. Io penso di sì...». Onorevole Savino, condivide la decisione del Cavaliere di guidare ancora il partito? «Nessuno può togliergli una leadership che si è guadagnato coi voti. Alle ultime elezioni tutti ci davano per sconfitti e invece grazie al Presidente abbiamo raggiunto il Pd. Mi lasci dire che, purtroppo, nel mio partito c’è chi considera Berlusconi come sconfitto e vorrebbe rifarsi una "verginità" invocando altre leadership». Più che leadership gli «innovatori» reclamano la stabilità. «Il governo sta facendo malissimo. Berlusconi ha ottenuto la fiducia di milioni di elettori in base a un chiaro programma economico ed è curioso, adesso, che siano altri tra di noi a voler esprimere giudizi sui provvedimenti dell’esecutivo in quest’ambito». Non crede che il vero snodo per Letta sia il destino del Cav? «Questo non è certo un tema secondario. Il Pd è un nostro alleato ma, puntualmente, basandosi su un pugno di voti in più mette in atto una serie di scorrettezze nei nostri confronti che vanno dalla forzatura sull’Antimafia al voto palese sulla decadenza. Non possiamo più accettare questa logica delle maggioranze variabili». C’è il rischio di crisi sulla legge di stabilità? «Così com’è stata concepita, per noi è invotabile. I vari governi Berlusconi non hanno mai messo le mani nelle tasche degli italiani, ora non possiamo renderci complici di qualcosa che, da Confcommercio a Bankitalia, hanno già bocciato in tanti. Credo che i nostri ministri fossero un po’ distratti quando la legge è stata approvata la legge in Cdm». C’è modo di cambiarla senza toccarne i saldi? «Il provvedimento va ritoccato in toto. Così com’è, è tutto sbilanciato a sinistra. Vengono colpite le pensioni e si è intervenuti soprattutto su esodati e Cig. I 10 miliardi destinati al cuneo fiscale sono solo un intervento di facciata, sarebbe stato meglio utilizzare quei soldi per combattere la disoccupazione giovanile. E mi aspetterei che Letta chiedesse scusa agli italiani per aver mentito sui 10-14 euro in più in busta paga. Aveva detto che era una menzogna, è stato smentito dai fatti». Sembrate pronti alle urne. E se invece il governo sopravvivesse coi voti degli innovatori? «Ritengo che nessuno del Pdl possa votare un provvedimento che aumenta le tasse e tradire il mandato degli elettori. Diversamente, se ne assumerà le responsabilità. In giro vedo un malcelato tentativo di dare vita a un nuovo centro. Altre iniziative del genere, in passato, non sono certo finite bene. Anche per questo alla fine il Pdl non si dividerà. Ma al tempo stesso non possiamo cedere ai ricatti di chi invoca la stabilità come se fosse un valore assoluto». Che partito uscirà dal Consiglio nazionale? «Un partito unito. D’altronde, in tempi non sospetti nessuno era contrario al ritorno a Fi. Dopodiché, il 2 ottobre c’è stata una frattura con qualcuno che ha messo a rischio la leadership del Cav. Anche per questo ora è inutile aspettare, meglio che il Consiglio si riunisca il prima possibile. È necessario che tutti si riconoscano nella guida di Berlusconi e firmino il documento uscito dall’ufficio di presidenza. Altre iniziative, come la famosa lettera dei 22 senatori a Grasso sulla decadenza di Berlusconi, sono solo ipocrite». Non crede a un dietrofront di Pd e Grasso sul voto palese? «Il presidente del Senato ha ormai abdicato al suo ruolo super partes. Per quando riguarda il Pd, è un’ipocrisia fare un governo con Berlusconi e poi volerlo fare fuori dal Parlamento. Possiamo restare insieme con chi vuole decapitarci? È inevitabile aspettarsi una reazione. Se il Pd tiene davvero al Paese, si calmi, sotterri lascia di guerra. A tentare di eliminare Berlusconi ci pensano già i magistrati, non serve l’aiuto del nostro alleato di governo».
«Pronti a rompere sulla Stabilità E Silvio resta l’unico leader»
Carlantonio Solimenec.solimene@iltempo.it «Alcuni miei colleghi di partito si comportano come se avessero accettato la sconfitta. Come se Silvio Berlusconi fosse uscito dalla vita politica. Noi...
