Non indietreggia di un millimetro Anna Maria Cancellieri. Ribadisce che rifarebbe quella telefonata ai vertici del Dap per «sensibilizzarli» sul caso di Giulia Ligresti. Rischiava di morire, precisa. E chiede a tutti di immaginare, a quel punto, cosa sarebbe successo, quali sarebbero state le sue responsabilità. Dopo le polemiche degli ultimi giorni, il ministro della Giustizia, a Chianciano per un intervento al congresso dei Radicali, ribadisce che chiarirà la questione in Parlamento. Martedì pomeriggio parlerà al Senato. Poi alla Camera. Intanto risponde alle domande dei cronisti e spiega di non aver fatto alcun favoritismo nei confronti della figlia di Salvatore Ligresti, arrestata il 17 luglio. I vertici del Dap hanno ribadito che la «pratica» era già in corso e che l’intervento del ministro non ha cambiato le carte in tavola. La Cancellieri non ha usato mezzi termini: «Ho fatto negli ultimi tre mesi più di cento interventi. Ho fatto il mio dovere. Abbiamo il dovere di dare risposte avendo 75 mila detenuti». Degli oltre 100 interventi, una cinquantina sono stati smistati al Dipartimento di Amministrazione penitenziaria e una ventina sono stati segnalati singolarmente ai vertici del Dap. Le motivazioni principali sono state l’avvicinamento alla famiglia o motivi di salute. Alle dimissioni la Cancellieri non ci pensa. «Assolutamente no - risponde a chi le tira in ballo - si dimette una persona che ha qualcosa da farsi perdonare. Se poi dovessi essere un peso, se il Paese non avesse più bisogno di me, me ne andrò». Torna sul caso: «Se Giulia Ligresti si fosse uccisa, non avrei avuto responsabilità?». Ecco dunque: «Lo rifarei, certo che lo rifarei. Io non ho fatto nulla fuori dai miei compiti. Ho la responsabilità delle carceri e sono intervenuta con il Dap dicendo "attenzione che Giulia Ligresti potrebbe compiere gesti inconsulti"». Ancora: «Voglio vivere in un Paese in cui l’onestà intellettuale sia un patrimonio condiviso e in cui certamente un ministro è tenuto a rispettare fino in fondo tutti i doveri della sua responsabilità ma che abbia anche il diritto di essere un essere umano». Il ministro non ha dubbi nel definire il suo intervento «un dovere, un dovere d’ufficio. Dicono: ma Ligresti era un’amica... E chi se ne frega». Insomma, sottilinea, «mi sono spesa per una persona anoressica che ha dei bambini piccoli. Se vuole le porto l’elenco di altri 110 casi simili». Un intervento, aggiunge, che è «stato solo ed esclusivamente all’interno del Dap. Non sono andata al di là dei miei compiti». E non sta in piedi il paragone con la telefonata alla questura di Milano dell’allora premier Silvio Berlusconi per il caso Ruby perché «quella è un’altra storia, mentre qui ho fatto il mio dovere: sono il ministro della Giustizia e avevo la responsabilità delle detenute». Le domandano anche del figlio, che ha lavorato per un anno ai vertici della Fonsai, la società della famiglia Ligresti, ottenendo 3,6 milioni di euro di buonuscita. Un «intreccio» che complica le cose. «Vorrei che leggeste le carte del processo di Torino. Mio figlio è un ragazzo molto serio. Ha fatto un contratto privato in cui era previsto che alla scadenza ci sarebbe stata una liquidazione». Palazzo Chigi conferma la fiducia nel ministro e si è adoperato perché si arrivi il prima possibile a un chiarimento: «Non devono esserci zone d’ombra» spiega in una nota il governo. «Siamo sicuri che le argomentazioni che il ministro Cancellieri svilupperà convinceranno le Camere e fugheranno ogni dubbio. Le parole del procuratore Caselli hanno per altro già dato un fondamentale contributo di chiarezza». Ma le forze politiche attaccano. Maurizio Gasparri (Pdl) non fa sconti: «Prendiamo atto, intanto, di un fatto. Questi tecnici alimentano carriere proprie e familiari con un dinamismo di fronte al quale i politici impallidiscono. I lauti compensi familiari dovrebbero far riflettere sui limiti che queste burocrazie tecnocratiche presentano». Quanto al Pd, puntualizza il responsabile Giustizia, Leva: «Le carceri sono piene di migliaia di persone, poveri Cristi, che non hanno il numero di cellulare del ministro o di altri parlamentari da poter chiamare. Per loro e per i loro familiari c’è bisogno di chiarezza e trasparenza». Il MoVimento 5 Stelle, che ha già presentato una mozione di sfiducia per il ministro alla Camera, potrebbe replicare anche al Senato. Beppe Grillo accusa: «La Idem a causa dell’Ici non pagata ha dato le dimissioni in dieci giorni. La Cancellieri forse non le darà mai. Il motivo è semplice. La Cancellieri fa parte di quel mondo composto da politici, banchieri, istituzioni, finanzieri, inestricabile come una foresta pietrificata».
«Ho aiutato la Ligresti Poteva morire in cella»
Il ministro non lascia. Martedì riferirà al Senato «Sono un essere umano, ho seguito anche altri casi»
