«Sono molto stanco e provato, ma ce la farò». A scriverlo, in una lettera al direttore del periodico «Tempi», Luigi Amicone, è l'ex Governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, in carcere a Rebibbia dove sta scontando una condanna per favoreggiamento aggravato alla mafia. «Carissimo Luigi, devo confessarti - scrive Cuffaro - che sono molto stanco, anche se so che devo trovare le forze e le energie necessarie ad affrontare questa rimanente parte di pena che devo ancora scontare. Sono consapevole che questo tempo che vivo, in questo luogo in cui mi trovo, gli incontri che faccio, le persone come te che mi vogliono bene, il bene e il male che il destino mi ha dato da vivere, è proprio tutto ciò che mi rende uomo, ogni giorno nuovo. Ed è anche questa esperienza, difficile, pesante, faticosa, ma nella fede, che sto facendo, che contribuisce a farmi essere me stesso, e io l'accetto, perché in essa il Buon Dio mi assegna un posto nel mondo. Sto lottando e non mi trasformerò in un uomo di "sbarre", vivo, penso, scrivo, mi prodigo per aiutare chi ha più bisogno, prego». «La mia cella, sede obbligata della mia riflessione - aggiunge -, faccio che sia non il simulacro della mia anima, ma il santuario della mia coscienza. E in fondo ho scoperto che "le sbarre" sono le meno inanimate tra tutte le cose che ci offre e a cui ci obbliga il carcere».
«Sono stanco e provato Ma ce la farò»
«Sono molto stanco e provato, ma ce la farò». A scriverlo, in una lettera al direttore del periodico «Tempi», Luigi Amicone, è l'ex Governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, in carcere a Rebibbia dove...