Pasolini li chiamava «proletari in divisa». E le cose non sono cambiate molto da allora. Dietro quelle visiere, dietro quegli scudi di plastica sollevati per proteggersi da sputi, sassi e bastonate ci sono uomini che guadagnano poco e spesso devono subire, impotenti, le violenze della piazza. Com’è accaduto giovedì in via del Tritone, quando i manifestanti hanno preso d’assalto il cordone dei carabinieri e hanno improvvisato danze tribali sul tetto dei blindati. Numerosi erano incappucciati, con il volto coperto da fazzoletti o da caschi. Una cosa proibita dalla legge, che consente addirittura l’arresto in flagranza, come non molti sanno. Ma questo non è avvenuto. Perché? «Hanno picchiato come fabbri e usato lo spray urticante contro ragazzi che sono montati alle sette del mattino e hanno finito il servizio alle 17 - sottolinea il segretario del Siulp Saturno Carbone - Molti erano travisati. Se la manifestazione è pacifica, non c’è bisogno di coprirsi il volto. In questi casi dovremmo essere messi nelle condiziooni di intervenire. Se non avviene è perché non c’è la volontà politica di farlo e di tutelare gli operatori di polizia. E, con loro, chi non vuole protestare e chi vuole semplicemente farsi una tranquilla passeggiata in Centro. Noi chiediamo di poterli fermare senza che poi vengano rimessi in libertà il giorno dopo dai magistrati». Giuseppe Tiani, responsabile del Siap, spiega che in questi casi «rispetto alla violazione, l’arresto è una risposta forte, che si preferisce non dare», anche perché se la polizia è sola e non ha il totale appoggio della magistratura «non può attuare una risposta forte e determinata» contro i violenti. Ora, tuttavia, «è arrivato il momento che le forze di Ps possano usare alcuni poteri di cui sono dotate», conclude Tiani. Secondo Franco Maccari è un problema psicologico: «Si pensa che potrebbe provocare una reazione rabbiosa della massa - spiega il segretario del Coisp - e anche per questo è una legge rimasta sulla carta. Molti non sanno neppure se è ancora in vigore, invece lo è. E dovrebbero insegnarlo nelle scuole che non si va in piazza con il volto coperto, che è vietato. Dovrebbero insegnare a rispettare le regole». «Io vorrei che l’opinione pubblica difendesse i suoi difensori - chiede ancora Carbone - Noi non ci divertiamo a prendere insulti, sputi e sassate. E, se dovesse perdurare questo stato di cose, siamo pronti a organizzare qualsiasi protesta, anche la più eclatante, pur di tutelare gli agenti in servizio di ordine pubblico».
«Non ci permettono di applicare neanche la legge»
Maurizio Gallom.gallo@iltempo.it Pasolini li chiamava «proletari in divisa». E le cose non sono cambiate molto da allora. Dietro quelle visiere, dietro quegli scudi di plastica sollevati per...