Fine del tormentone sulla discesa in campo di Marina Berlusconi. La parola definitiva la mette il Cavaliere in una anticipazione pubblicata nel nuovo libro di Bruno Vespa «Sale, zucchero e caffè» nel quale spiega che – decadenza o no – sarà lui a guidare, ancora una volta, il partito quando si tornerà a votare. «In caso di elezioni, sentirei il dovere di impegnarmi direttamente – racconta l’ex premier – Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo vogliono. Ho un rapporto speciale con gli italiani che, come me, temono che la sinistra possa andare al governo e proprio per questo sento il dovere di stare in prima linea». Nessuna possibilità dunque che qualcuno dei figli possa prendere la guida della nuova Forza Italia. «Marina – ha spiegato – tutte le volte che "si torna a parlare" di un suo impegno come candidato premier dice di no». Questo non vuol dire, ha aggiunto Berlusconi, che non sarebbe in grado di farlo. Anzi. Ma la sua intenzione è di continuare a fare la presidente di Mondadori. «Certo, sarebbe in grado di adempiere al meglio questa missione. Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è quella la sua vocazione. Io sono un padre che rispetta la vocazione e la libertà dei propri figli. Ma se li conosco, sono sicuro che nessuno di loro si sente attratto dalla politica. Soprattutto da "questa" politica». Nessuno sconto, comunque, a Enrico Letta sulla legge di Stabilità. Il Pdl la vuole modificare perché non rispetta quello che era stato promesso in campagna elettorale. «Abbiamo rispettato gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso – ha proseguito Berlusconi – quello sulla detassazione della prima casa che noi consideriamo "sacra" perché è il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di fondare la sicurezza del proprio futuro, e quello per un fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla legge di Stabilità». «Credo sia giusto - è la conclusione – che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle tasse, sull'economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di "partito delle tasse e delle manette"». Ma ieri Berlusconi, prima di lasciare Roma per tornare ad Arcore, ha proseguito negli incontri con gli esponenti del partito. In mattinata è stata la volta di Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, due esponenti dei «lealisti» di Raffaele Fitto. E con loro ha discusso anche della possibilità di anticipare il Consiglio Nazionale per chiudere il prima possibile la «partita» sul passaggio a Forza Italia e la questione del nuovo organigramma. Il Cavaliere è in pressing su Angelino Alfano per fargli firmare il documento uscito dalla riunione dell’Ufficio di presidenza. Ma il vicepremier, per il momento, si vuole tenere le mani libere. E si prepara alla «conta» nel Consiglio nazionale al quale parteciperanno 800 delegati. Nel frattempo, però, le tensioni nel Pdl non diminuiscono. Ieri ci sono state le ennesime dichiarazioni «incrociate» tra falchi e colombe. Con i primi impegnati a «stanare» i parlamentari che fanno capo ad Alfano che non vogliono firmare proprio quel testo. «Con generosità umana e politica – ha commentato Daniele Capezzone – il Presidente Berlusconi ha rivolto ieri a tutti un ulteriore invito a condividere il documento votato dall'ultimo Ufficio di Presidenza del Pdl che ad oggi è stato fatto proprio da una maggioranza enorme dei membri del Consiglio nazionale». «Quel documento – ha aggiunto – indica due cose ragionevolissime e attese dai nostri elettori, e che sarebbe davvero paradossale mettere in discussione: il ritorno a Forza Italia, con la guida del presidente Berlusconi. Dov'è il problema? Perché alcuni amici ancora non raccolgono questo invito?». E Daniela Santanchè ha rincarato: «Siamo di fronte a un governo monocolore Pd, occorre un momento di chiarezza e trasparenza come il Consiglio nazionale, per capire chi sta con Berlusconi e con gli italiani di centrodestra e chi invece sta con Letta e il governo di centrosinistra». La replica è arrivata da Fabrizio Cicchitto: «Un'altra giornata paradossale con la solita decina di dichiarazioni provocatorie scritte con lo stampino contro il governo e contro chi ha una diversa opinione all'interno del Pdl. Ultralealisti? Ultraberlusconiani? In effetti stanno facendo a Berlusconi un pessimo servizio».
«In campo alle elezioni ci sarò ancora io»
Berlusconi rilancia ed esclude la candidatura a premier delle figlie I lealisti spingono per anticipare il Consiglio Nazionale a metà novembre
