Politica

«In campo alle elezioni ci sarò ancora io»

Berlusconi rilancia ed esclude la candidatura a premier delle figlie I lealisti spingono per anticipare il Consiglio Nazionale a metà novembre

Fine del tormentone sulla discesa in campo di Marina Berlusconi. La parola definitiva la mette il Cavaliere in una anticipazione pubblicata nel nuovo libro di Bruno Vespa «Sale, zucchero e caffè» nel quale spiega che – decadenza o no – sarà lui a guidare, ancora una volta, il partito quando si tornerà a votare. «In caso di elezioni, sentirei il dovere di impegnarmi direttamente – racconta l’ex premier – Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo vogliono. Ho un rapporto speciale con gli italiani che, come me, temono che la sinistra possa andare al governo e proprio per questo sento il dovere di stare in prima linea». Nessuna possibilità dunque che qualcuno dei figli possa prendere la guida della nuova Forza Italia. «Marina – ha spiegato – tutte le volte che "si torna a parlare" di un suo impegno come candidato premier dice di no». Questo non vuol dire, ha aggiunto Berlusconi, che non sarebbe in grado di farlo. Anzi. Ma la sua intenzione è di continuare a fare la presidente di Mondadori. «Certo, sarebbe in grado di adempiere al meglio questa missione. Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è quella la sua vocazione. Io sono un padre che rispetta la vocazione e la libertà dei propri figli. Ma se li conosco, sono sicuro che nessuno di loro si sente attratto dalla politica. Soprattutto da "questa" politica». Nessuno sconto, comunque, a Enrico Letta sulla legge di Stabilità. Il Pdl la vuole modificare perché non rispetta quello che era stato promesso in campagna elettorale. «Abbiamo rispettato gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso – ha proseguito Berlusconi – quello sulla detassazione della prima casa che noi consideriamo "sacra" perché è il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di fondare la sicurezza del proprio futuro, e quello per un fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla legge di Stabilità». «Credo sia giusto - è la conclusione – che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle tasse, sull'economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di "partito delle tasse e delle manette"». Ma ieri Berlusconi, prima di lasciare Roma per tornare ad Arcore, ha proseguito negli incontri con gli esponenti del partito. In mattinata è stata la volta di Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, due esponenti dei «lealisti» di Raffaele Fitto. E con loro ha discusso anche della possibilità di anticipare il Consiglio Nazionale per chiudere il prima possibile la «partita» sul passaggio a Forza Italia e la questione del nuovo organigramma. Il Cavaliere è in pressing su Angelino Alfano per fargli firmare il documento uscito dalla riunione dell’Ufficio di presidenza. Ma il vicepremier, per il momento, si vuole tenere le mani libere. E si prepara alla «conta» nel Consiglio nazionale al quale parteciperanno 800 delegati. Nel frattempo, però, le tensioni nel Pdl non diminuiscono. Ieri ci sono state le ennesime dichiarazioni «incrociate» tra falchi e colombe. Con i primi impegnati a «stanare» i parlamentari che fanno capo ad Alfano che non vogliono firmare proprio quel testo. «Con generosità umana e politica – ha commentato Daniele Capezzone – il Presidente Berlusconi ha rivolto ieri a tutti un ulteriore invito a condividere il documento votato dall'ultimo Ufficio di Presidenza del Pdl che ad oggi è stato fatto proprio da una maggioranza enorme dei membri del Consiglio nazionale». «Quel documento – ha aggiunto – indica due cose ragionevolissime e attese dai nostri elettori, e che sarebbe davvero paradossale mettere in discussione: il ritorno a Forza Italia, con la guida del presidente Berlusconi. Dov'è il problema? Perché alcuni amici ancora non raccolgono questo invito?». E Daniela Santanchè ha rincarato: «Siamo di fronte a un governo monocolore Pd, occorre un momento di chiarezza e trasparenza come il Consiglio nazionale, per capire chi sta con Berlusconi e con gli italiani di centrodestra e chi invece sta con Letta e il governo di centrosinistra». La replica è arrivata da Fabrizio Cicchitto: «Un'altra giornata paradossale con la solita decina di dichiarazioni provocatorie scritte con lo stampino contro il governo e contro chi ha una diversa opinione all'interno del Pdl. Ultralealisti? Ultraberlusconiani? In effetti stanno facendo a Berlusconi un pessimo servizio».

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