Politica

Fo inventa la censura del Papa

di Massimiliano Lenzi - Dario Fo ha fatto "un bono descurso con retorica piazzata ad uopo", come direbbe Nicolò Machiavelli, secondo lui. Si perché con la sua ultima uscita contro la censura della...

Dario Fo ha fatto "un bono descurso con retorica piazzata ad uopo", come direbbe Nicolò Machiavelli, secondo lui. Si perché con la sua ultima uscita contro la censura della Santa Sede "che non ci autorizza a procedere con il testo di Franca Rame, «In fuga dal Senato», Dario Fo sembra essere rimasto intrappolato nel suo stesso grammelot, linguaggio agrammaticale, asemantico e successo di una vita, dal suo continuo mettersi in scena contro il Potere, quel cattivone. Che poi, se il Potere smette di esser feroce, come si fa? La censura stavolta non c'azzecca nulla e il Papa ancora meno. Un teatro avrà almeno il diritto di scegliere quali spettacoli mettere nel proprio cartellone senza per questo essere accusato di liberticidio. Il teatro in questione è l'Auditorium di via della Conciliazione (di proprietà della Santa Sede ma affidato ad una gestione privata) a Roma, ed il testo uno spettacolo-reading tratto dal libro della scomparsa Franca Rame, "In fuga dal senato", compagna di una vita di Fo. "Da parte della Santa Sede - queste le parole di Dario Fo - non permettermi di andare in scena nel suo teatro è un autogol terrificante. Mi hanno fatto un grande regalo, forse mi vogliono bene, perché così non fanno che farmi pubblicità. Nonostante ora ci sia un Pontefice come Papa Francesco, che va verso la gente, soffre l'indigenza degli altri e sente il bisogno di portare rinnovamento, interrompendo ad esempio le ritualità pompose, evidentemente al suo interno la Chiesa ancora non cambia''. Nelle parole di Fo si coglie il nuovo spirito dei tempi. L'artista anticonformista degli anni Sessanta che diventa lui stesso conformista, visto che oggi tra il laico e il prete l'opinione pubblica sta con il laico, visto che la sacralità delle religione si è secolarizzata, visto che il profano ci domina, visto che il politicamente corretto incarna una nuova forma di demagogia per cui se chiami un operatore ecologico, per sbaglio, spazzino rischi un'accusa di razzismo. E' il ribaltamento del Potere che richiederebbe un nuovo grammelot, anche ad un premio Nobel come Dario Fo, un premio ricevuto sul finire del secolo scorso con la motivazione del "perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". Bene, caro Fo: la informiamo che il Papa non è più quello del Medioevo e la Chiesa neppure, mentre i comici, oggi, vedi Beppe Grillo, fanno politica allo scopo di vincere le elezioni e conquistare il Potere e di giullare hanno sempre meno. Il mondo si è ribaltato, insomma, e Dario Fo continua ad evocare le sagome di un Potere che esiste solo nella rappresentazione di un pezzo della cultura di sinistra, dell'establishment ma non della realtà. Ieri il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, interpellato sullo spettacolo di Dario Fo, diceva che il Vaticano "non sapeva nulla" aggiungendo: "Dopo queste uscite mediatiche, che cercano di mettere in mezzo il Vaticano e il Papa in modo non corretto e forse addirittura strumentale, penso proprio che sia meglio che lo spettacolo non si faccia all'Auditorium". In una lettera aperta l'attore aveva tirato in ballo il Papa scrivendo che "all'interno della Chiesa il freno al grande cambiamento generato dall'avvento di Bergoglio", spegne la "gioia che Papa Francesco ci sta regalando". «In realtà - gli replica ancora padre Lombardi - nessuna autorità vaticana ne sapeva nulla, né alla Presidenza dell'Apsa, proprietaria dell'Auditorium, né in Segreteria di Stato, né ai Consigli della Cultura o delle Comunicazioni Sociali». Quanto alla gestione del teatro, Valerio Toniolo, amministratore delegato dell'Auditorium della Conciliazione, si chiede «come fa Dario Fo a dire che il suo spettacolo è stato censurato? Lui stesso dice che in passato è stato ospite dell'Auditorium. In realtà lo spettacolo non è stato annullato perché non era mai stata data una conferma, e questo rientra nelle libere scelte di programmazione del nostro teatro. Il teatro ha il diritto e la possibilità di stabilire il proprio calendario in base alla propria attività artistica, nel modo che ritiene migliore». Si chiama libertà. A meno di non rimpiangere il Papa Re.

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