Siamo totalmente d’accordo col ministro Cancellieri sull’obbrobrio della carcerazione preventiva. E non ci vogliamo accodare a quanti hanno urlato allo scandalo per la promessa d’aiuto della Guardasigilli a una «illustre» detenuta malata. Ma la pietas, come la legge, deve essere uguale per tutti. E nelle sovraffollate carceri italiche i malati abbondano, sono spesso privi di assistenza medica e non hanno possibilità di usufruire di misure alternative, come i domiciliari concessi alla figlia di Ligresti. I radicali sono da sempre i primi a denunciarlo, noi de Il Tempo ne abbiamo parlato in un’inchiesta choc sul degrado delle celle italiane. Gli esempi si sprecano: A.A. è italiano, ha 51 anni, ed è prigioniero due volte, perché sta in cella ed è costretto su una carrozzella. Il suo corpo è scosso da forti tremori. Soffre di «stipsi ostinata» e cistite, porta permanentemente il catetere, non riesce a deambulare e a mantenere la posizione eretta. È «assolutamente incapace» di accudire in maniera autonoma alle più elementari funzioni della vita quotidiana. E le sue condizioni peggiorano giorno dopo giorno. A. A. ha chiesto più volte misure alternative al carcere, ma gli sono state rifiutate. Il secondo: M.C., anche lui italiano, 43 anni, è affetto da «beta talassemia di grado severo», una malattia ereditaria che comporta forte anemia e non può essere curata con interventi di emergenza come le emotrasfusioni, ma richiede «una continua e approfondita attività di monitoraggio e di intervento terapeutico». Interventi impossibili in prigione, tanto che solo nei primi due mesi dell’anno scorso M.C., che ha anche patologie come gastrite, duodenite, problemi alla tiroide, ipertrofia ventricolare e bronco-pneumopatia cronica ostruttiva, è stato ricoverato tre volte al Pertini per trasfusioni di sangue. Anche lui resta in cella. Sono due dei numerosi casi, rilevati nel penitenziario romano di Rebibbia Nuovo Complesso, e citati nel IX rapporto della Onlus «Antigone» sulle condizioni di detenzione nel Belpaese. Titolo emblematico: «Senza dignità». Anche se non esistono dati ufficiali, infatti, molti galeotti sono malati. Nel 2012 - a quanto risulta a Il Tempo - nelle celle ci sono stati 56 suicidi, 1.308 tentativi di togliersi la vita e 97 decessi per «cause naturali». Di questi ultimi, 8 sono avvenuti nel Lazio, 4 in Abruzzo, uno in Molise. E le cose non sono migliorate quest’anno. «Nelle nostre prigioni vi sono serie difficoltà a garantire diritti fondamentali, come quello alla salute. Il risultato è che, dall’inizio del 2013 nella nostra regione si sono registrati ben 14 decessi - ha spiegato il Garante per i detenuti del Lazio Angiolo Marroni - Cinque suicidi, tre per malattia e cinque per cause da accertare. Quotidianamente riceviamo segnalazioni che riguardano attese di mesi per interventi chirurgici e ogni tipo di prestazione, per non parlare di visite prenotate fuori dal carcere da mesi che saltano all’ultimo momento per mancanza degli agenti che dovrebbero garantire la scorta». Passando a un’altra regione, La Toscana, si scopre che l’anno passato i detenuti malati superavano il 70%. Le patologie più comuni sono i disturbi psichici (26%), le malattie dell’apparato digerente (19,3%), quelle infettive e parassitarie (12,5), come epatiti e tubercolosi. Frequenti anche problemi ostearticolari, bronco-pneumopatie croniche ostruttive, metaboliche e del ricambio, come il diabete mellito, che dipendono dal tipo di dieta e dall’assenza di movimento, mentre le malattie dell’apparato cardio-vascolare colpiscono classi di età più bassa che all’esterno. Circa il 25 per cento degli «ospiti» dei penitenziari della Penisola, poi, sono tossicodipendenti, e 500 disabili che vivono in condizioni penose. «In un istituto campano c’era un detenuto con emiparesi che piangeva raccontando di come dovesse muoversi strisciando nella cella perché la porta era troppo piccola per fare passare la carrozzella - racconta Irene Testa, segretaria dell’Associazione "Il detenuto Ignoto" - E già avere una carrozzella è considerata una fortuna. Anche nell’ultima visita che ho fatto a Rebibbia, dove esiste un’intera sezione dedicata ai disabili, ho dovuto constatare che mancano gli strumenti per condurre una vita dignitosa e i detenuti dovevano trascinarsi da soli fino al water per fare i loro bisogni. Le malattie più diffuse - continua Testa - sono la scabbia, l’Hiv, la sifilide. Le condizioni igieniche, spesso, sono spaventose e capita che l’amministrazione non ha i soldi per distribuire il sapone o gli stracci per pulire le celle, di conseguenza i detenuti provvedono con i loro indumenti. Qualcuno si è ferito cadendo dal letto a castello, quattro brande una sull’altra per fare entrare più gente nel carcere sovraffollato. A Regina Coeli - conclude Testa - alcuni ragazzi malati psichici si facevano i bisogni addosso nel letto e nessuno li aiutava, se non i loro compagni di cella. I casi di anoressia letale sono frequenti, anche perché ci sono prigioni nelle quali il cibo scarseggia e gli stranieri, che non hanno denaro e parenti in Italia, non possono provvedere in altro modo. E c’è addirittura chei è morto di ipotermia perché non riusciva a proteggersi dal freddo».
Ecco i malati in cella non raccomandati
Fa discutere l’intervento del ministro Cancellieri per la figlia di Ligresti Ma le galere abbondano di detenuti con patologie gravi. Questi i dati choc
